Album

Britpop

Dopo la docu-serie Netflix che lo ha mostrato nudo, fragile e autoironico fino al masochismo, e il biopic Better Man — in cui, tramite motion capture, è stato trasformato in uno scimpanzé digitale, metafora del suo ego instabile — Robbie Williams torna alla musica con Britpop, un disco che tenta di riaprire la stagione che l’ha formato, più per identità che per nostalgia. È come se volesse immaginare un 1995 alternativo: cosa sarebbe successo se, lasciati i Take That, avesse davvero imbracciato una chitarra invece di rincorrere Las Vegas.

I due lavori visivi lo avevano già spogliato del mito: la serie Netflix, accolta con curiosità ma giudicata troppo autoreferenziale, e il film di Michael Gracey, flop al botteghino nonostante il coraggio della visione, chiudevano un ciclo di autoanalisi e spettacolo. Britpop nasce come reazione a tutto questo, come desiderio di tornare all’istinto. Ma il risultato, più che un nuovo inizio, è un atto di riconciliazione.

Il suono è pieno di rimandi: Rocket, con Tony Iommi e Glenn Hughes, prova a coniugare riff heavy e spirito pop; Spies strizza (fin troppo) l’occhio agli Oasis; Pretty Face affonda in un romanticismo prevedibile. C’è mestiere e una produzione levigata che appiattisce ogni sussulto. Solo a tratti — nella malinconia di Morrissey, scritta con Gary Barlow — si intravede l’uomo dietro l’icona.

Previsto per ottobre e poi rimandato a febbraio 2026 per evitare la concorrenza di Taylor Swift, Britpop racconta bene un passato, ma fatica a dire qualcosa sul presente. Il rinvio di Britpop non è solo una questione di marketing o di classifica: è anche un segnale di come Robbie Williams oggi viva la propria carriera in equilibrio tra ambizione e timore. Evitare la concorrenza con la Swift per assicurarsi il sedicesimo album al numero uno non è soltanto una strategia, ma il sintomo di un artista che misura il successo più come continuità di un record che come urgenza creativa.

È un gesto pieno di autocoscienza, quasi autoironico, ma anche di fragilità: il vecchio outsider del pop britannico, quello che negli anni Novanta si definiva “l’impostore tra le star”, oggi sembra proteggere la propria leggenda più che sfidarla. E per un artista come Williams, è forse la resa più amara.

Tracklist
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Discografia
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  • 1 Rocket (feat Tony Iommi)
  • 2 Spies
  • 3 Pretty Face
  • 4 Bite Your Tongue
  • 5 Cocky
  • 6 All My Life
  • 7 Human (feat Jesse & Joy)
  • 8 Morrissey
  • 9 You
  • 10 It's Ok Until The Drugs Stop Working
  • 11 Pocket Rocket
  • 12 Selfish Disco
  • 13 G.E.M.B.
  • 14 Comment Section
  • 15 Fucking Amazing
  • 16 100% Beau
  • 17 Desire (Official FIFA Anthem) [feat Laura Pausini]
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