L’organizzazione del Concertone del Primo Maggio a Roma chiude l’edizione 2026 pubblicando numeri trionfanti di crescita e partecipazione trasversale, mentre non si è ancora spenta la polemica sulla versione cantata da Delia di Bella Ciao.
I dati certificano il successo dell’evento promosso da CGIL, CISL e UIL e organizzato da iCompany sotto la direzione artistica di Massimo Bonelli e con la conduzione di Arisa, BigMama e Pierpaolo Spollon: la diretta in prima serata su Rai 3 ha raggiunto 1 milione e 713 mila spettatori, con uno share del 12,83%, in aumento rispetto all’11,1% del 2025. Buoni anche i risultati delle altre fasce, con l’anteprima pomeridiana all’8,1% e il pomeriggio al 9,5%.
A confermare il successo di una formula duramente criticata da alcuni osservatori e da musicisti come Pierpaolo Capovilla è anche la partecipazione dal vivo: oltre 250mila persone hanno riempito Piazza San Giovanni in Laterano nel corso della giornata, mentre il racconto social — complice proprio la polemica — ha amplificato ulteriormente la portata dell’evento. L’hashtag #1M2026 ha generato una copertura mediatica di 90 milioni e oltre 1,5 milioni di interazioni, dominando le conversazioni digitali tra Instagram, TikTok e X.
Numeri che raccontano un collaudato evento dal taglio industry-friendly, capace di unire linguaggi diversi ma riconducibili alle traiettorie mainstream di un mercato italiano in mano alle major discografiche e da anni dominato da una proposta autoctona a base di urban, pop e rap.
Partigiano, essere umano
A catalizzare l’attenzione mediatica nelle ore successive all’evento sono state la provocazione («Mussolini traditore morto sul lavoro») e la denuncia di genocidio lanciata da Piero Pelù («In Palestina il genocidio del popolo palestinese è sotto i nostri occhi in tempo reale»), ma soprattutto l’esibizione della cantante siciliana Delia, che ha proposto una versione di Bella Ciao modificandone il testo: al posto di “partigiano” ha cantato “essere umano”.
Una scelta che l’artista ha rivendicato così: «Fare questo cambio non significa non prendere una posizione, ma allargare, dato tutto ciò che sta succedendo in questi giorni. La guerra. Usare la parola essere umano fa capire che non è solo una cosa che riguarda il passato, quello che è successo in Italia con la Resistenza, ma qualcosa che succede ancora oggi».
Una lettura universalista del canto simbolo della Resistenza che ha immediatamente suscitato reazioni molto dure, complice il delicato contesto storico odierno, segnato da revisionismi, recrudescenze e nostalgie fasciste, oltre che da nuove forme di rielaborazione del discorso politico nell’ecosistema digitale, in cui da tempo si tenta di far passare il brano come “divisivo” o come simbolo di una sola parte politica. Un dibattito riemerso varie volte, anche nel 2022, quando Laura Pausini si era rifiutata di cantarlo al programma spagnolo El Hormiguero perché «politico».
Tra i più critici della versione di Delia ancora Pierpaolo Capovilla, che su Facebook ha condiviso un nuovo post attaccando frontalmente la cantante con parole molto dure.
Ma questa ‘Delia’ è figlia dei nostri tempi, della mancata istruzione, la mancata costruzione di strumenti intellettuali per comprendere il presente. È una povera analfabeta funzionale, viene da XFactor, ovvero da quella fucina di giovani che inseguono a tutti i costi il consenso e il successo, e nel frattempo un libro, dico uno, non lo leggono neanche sotto tortura. Gente che la musica non l’ama, ma la usa come stratagemma per diventare famosa
Pierpaolo Capovilla, Facebook