Pierpaolo Capovilla
Pierpaolo Capovilla nei panni di Doriano.

Pierpaolo Capovilla sui fatti di Bologna: «Un omicidio è un omicidio»

Il frontman del Teatro degli Orrori pubblica un duro intervento sulla morte di un uomo durante un'operazione di polizia, mentre la Procura di Bologna avvia gli accertamenti

Negli ultimi mesi Pierpaolo Capovilla è tornato più volte nel dibattito pubblico. Parallelamente alla reunion con Il Teatro degli Orrori e ai concerti con I Cattivi Maestri, il frontman veneto ha vissuto un anno particolarmente intenso anche fuori dalla musica: il suo esordio da attore nel film Le città di pianura di Francesco Sossai gli è valso diversi riconoscimenti, mentre le sue prese di posizione sui social sono state riprese da testate musicali e nazionali.

Dopo le polemiche seguite al post sulla vittoria di Venturini a Venezia (“Crepa, Venezia, te lo meriti”) e alle dure critiche rivolte a Francesco De Gregori per le dichiarazioni sull’attivismo degli artisti e su Bruce Springsteen, Capovilla è tornato a intervenire pubblicamente commentando la vicenda di Bologna, dove Abderrahim Fakir è morto durante un intervento delle forze dell’ordine.

L’episodio, ripreso da un residente dalla finestra di casa con uno smartphone, è ora al centro di un’inchiesta della Procura di Bologna. Gli inquirenti hanno disposto autopsia e ulteriori accertamenti per ricostruire la dinamica dei fatti, acquisendo anche i filmati delle bodycam degli agenti intervenuti. La vicenda ha inoltre provocato manifestazioni e scontri in città.

In un lungo messaggio pubblicato dopo aver riaperto i propri canali social, il musicista ha espresso una durissima condanna dell’accaduto, definendo la morte di Fakir “un omicidio” e chiedendo le dimissioni degli agenti intervenuti e del personale sanitario presente sul posto. Secondo Capovilla, “la scena è di dominio pubblico, e non ci servono altre indagini. L’evidenza è tale, perché l’evidenza è evidenza, quindi è evidente”.

Il frontman ha poi allargato la riflessione al rapporto tra forze dell’ordine e democrazia, parlando di “un gravissimo problema di educazione al rispetto dei valori costituzionali” e criticando anche le dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Capovilla contesta in particolare il messaggio con cui la premier, pur chiedendo che vengano accertate eventuali responsabilità “con il massimo rigore”, ha definito “inaccettabile” la violenza scoppiata durante le manifestazioni e ha parlato di un “clima di odio” nei confronti delle forze dell’ordine. “L’unica cosa ingiustificabile è uccidere un uomo, mentre chiede aiuto e cristianissima pietà”, conclude il suo intervento.

La vicenda

Secondo la ricostruzione finora disponibile, Abderrahim Fakir, 42 anni, è morto domenica durante un intervento della polizia nel quartiere Pilastro di Bologna, dopo essere stato immobilizzato dagli agenti in seguito alla segnalazione di alcuni residenti. Un video girato da un testimone e diffuso sui social mostra alcune fasi dell’intervento: l’uomo viene bloccato a terra da due agenti, mentre una terza persona gli immobilizza le gambe. Nelle immagini si sentono le sue urla (“Basta, aiuto!”) prima che perda i sensi; solo in seguito intervengono i soccorritori. La sequenza, che per molti ha richiamato il caso di George Floyd negli Stati Uniti, ha rapidamente alimentato un acceso dibattito pubblico.

La Procura di Bologna ha avviato gli accertamenti disponendo l’autopsia e acquisendo, tra gli altri elementi, i filmati delle bodycam degli agenti. Nell’ambito dell’inchiesta sono state inoltre iscritte sei persone – due poliziotti e quattro operatori sanitari – nel nuovo registro previsto dal cosiddetto modello 45-bis. L’iscrizione, però, non significa che siano indagate: il registro, introdotto dal recente decreto Sicurezza, raccoglie le cosiddette “annotazioni preliminari” e consente alla Procura di svolgere gli accertamenti quando il fatto contestato potrebbe essere stato commesso nell’esercizio delle proprie funzioni. Solo se dalle verifiche emergeranno elementi di responsabilità si potrà procedere con un’eventuale iscrizione nel registro degli indagati; in caso contrario il procedimento dovrà essere archiviato entro trenta giorni.

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