A Milano, fino al 26 ottobre 2025, il Padiglione d’arte nel cortile interno della Fondazione Rovati ospita la mostra Peter Gabriel Frammenti dell’identità, a cura di Francesco Spampinato. L’esposizione chiude il progetto Echoes Origini e rimandi dell’art rock britannico, articolato in tre mostre dedicate agli anni ’60-’80, con focus su sperimentazione multimediale, ibridazione di linguaggi e videoarte.
La mostra propone una panoramica sulla carriera di Gabriel, ex componente dei Genesis, e sul suo ruolo pionieristico nel collegare musica e immagini. Tra i contenuti principali: l’artwork originale dello studio Hipgnosis per The Lamb Lies Down on Broadway (1974), il carteggio tra Gabriel e Storm Thorgerson, le copertine dei primi tre album solisti (Car, 1977; Scratch, 1978; Melt, 1980), progetti multimediali interattivi degli anni ’90 e figurine Lego dei personaggi portati in scena durante il periodo con i Genesis. Completano l’esposizione celebri fotografie, tra cui Rrose Sélavy di Man Ray, la serie EYE-D di Anna Gabriel e uno scatto di Guido Harari a Sanremo nel 1983, oltre a stampe Fine Art firmate da Gabriel e Thorgerson.

All’inizio dell’anno Gabriel aveva lanciato il progetto 50:50, piattaforma nata dal concorso internazionale legato all’album i/o, che premia e valorizza economicamente i creators capaci di tradurre la musica in immagini. Tra i progetti, il nuovo video di Olive Tree (Bright-Side Mix), realizzato con l’intelligenza artificiale da Oranguerillatan, vincitore del contest.
Lo scorso anno Sheryl Crow e Peter Gabriel hanno prodotto una nuova versione di Digging In The Dirt, brano dell’ex Genesis contenuto nell’album US del 1992. Su SA la recensione di i/o è a cura di Andrea C. Soncini.
