Peter Gabriel e Kate Bush
Peter Gabriel e Kate Bush, Xmas TV Special (still 1979)

Lo speciale natalizio di Kate Bush (e Peter Gabriel), una bitter sweet symphony che mina il comune senso di Natale

Quale strabiliante offerta ci riserverà la RAI per il periodo natalizio? Cito la RAI in quanto servizio pubblico nazionale. Che pretende la gabella del canone, elargisce in gran quantità ciarpame, e inoltre infarcisce ogni cosa con la pubblicità. Come dire di pagare il biglietto del cinema e vedere il film interrotto ogni 10 minuti da spot pubblicitari. In questa ottica – quella dello sceriffo di Nottingham che si spaccia per la legge – la RAI potrebbe approntare una serata con Chiara Ferragni, già di casa da queste parti, per vendere panettoni farciti di smeraldi e rubini al posto dei canditi, e una bella glassa con zaffiri invece di banalissime mandorle tostate. E giù i centralini aperti per chi se lo può permettere; che oggi, soprattutto a Natale dove tutto brilla, in un mondo dove i “pet” raccolgono più attenzioni dei “cristiani”, gli emarginati non fanno audience.

Ma c’è stato un periodo migliore. Nel quale la RAI si distingueva dalle emittenti “commerciali”. E forse c’è stato un broadcasting internazionale migliore della RAI, ossia la BBC. Migliore, certamente per gli appassionati di musica (e sicuramente lo è ancora). La TV di stato britannica aveva in lista la messa in onda di concerti e altri contenitori a base di musica rock molti anni prima che in Italia si facesse strada solo l’idea, e questo non sorprende. The Kate Bush Christmas Special – la cui bella sigla animata si limita al più stringato e familiare Kate – mandato in onda il 28 dicembre 1979, è uno splendido esempio di quello che possono fare rock di qualità e televisione quando uniscono la forze.

Kate Bush a quella data aveva 21 anni e due album alle spalle: lo strabiliante The Kick Inside che l’aveva annunciata al mondo, e Lionheart che pur smorzando gli ardori della critica era stato supportato da un tour – 24 concerti nel giro di un mese – che rappresentava l’intersezione di diversi piani artistici e dimostrava il potenziale enorme di questo giovane talento: dalla musica alla suggestione teatrale, dalla prova del mimo alla poesia, sullo stesso palco esplodevano tensioni quasi impossibili da prevedere insieme per la liturgia rock. Uno show che in quel periodo nessun altro era in grado di offrire. Probabilmente neppure dopo.

Al momento di Kate, la cantautrice stava lavorando alla realizzazione di Never For Ever – il suo disco più riuscito fino a quel punto – che sarebbe stato pubblicato nel 1980, e aveva registrato insieme a Peter Gabriel per III uscito nello stesso anno.

L’ex frontman dei Genesis si percepisce involontariamente nell’aria di Christmas Special sin dal brano di apertura, quando Kate Bush esegue Violin fasciata di una calzamaglia nera, e trasparenze che replicano ali di pipistrello che Gabriel portava intorno al capo un lustro prima, cantando Watcher Of The Skies coi Genesis. Riprendendone in fondo la lezione (del Gabriel teatrale) e addirittura sviluppandola. Dopo Gymnopédie No.1 (di Erik Satie), Symphony In Blue e Them Heavy People – dalla straordinaria coreografia –, il vocalist si materializza. Un coro di annunciazione a tre voci, due delle quali sono di Kate Bush e del fratello Paddy, lo introduce così: “Attraverso le tempeste di velluto e le piogge che sono cadute / Ecco che arriva l’uomo con la sua storia da raccontare / E alcuni lo hanno chiamato Peter, l’angelo, Gabriel”. Si poteva pretendere, tra il serio e il faceto, migliore presentazione?

Peter Gabriel
Peter Gabriel, Xmas TV Special (still 1979)

Circondato da una scenografia spartana, priva di qualsivoglia opulenza natalizia compresi addobbi e luminarie, il cantante è un campione di sobrietà: completo grigio e camicia nera, seduto dietro un piano elettrico, nessuno intorno, intona Here Comes The Flood. Una prova che resta impressa: non per la pulizia, nemmeno per la mancanza di sbavature che pure ci sono; ma per intensità una delle più belle che circolano, benché siano decine e decine.

Dissolvenza su Ran Tan Waltz (uscita come B side di Babooshka nel giugno 1980), a seguire December Will Be Magic Again (la sola canzone con accenni alla festività), e (la sanguinolenta) The Wedding List (“I hate him / I hate him / I hate him” , canta Kate, messaggio così poco natalizio), e Gabriel torna in gioco, in duetto con la padrona di casa per un’altra piccola magia. I due siedono ai lati di un tavolo sui cui spicca un servizio da tè; alle loro spalle un quadro entro la cui cornice scorrono le immagini di un storia alternativa al rapporto irrecuperabile che stanno tristemente rendicontando. Another Day è la cover di un brano di Roy Harper (tratto da Flat Baroque And Berserk, 1970); un altro colpo basso alle più retoriche blandizie del Natale.

Egypt (magica e inquietante la prova mimica), The Man With The Child In His Eyes (voce, pianoforte e un semplice gioco di sdoppiamento) e Don’t Push Your Foot On The Heartbreak (che chiude in “nero”, tra completi di pelle attillati, bidoni della spazzatura, fughe in moto e colluttazioni gesticolate) completano il TV show. Nel migliore dei modi possibile. Senza facili concessioni alla lacrimuccia, alla retorica preconfezionata, o Babbo Natale a portata di telecamera. Eppure tra i mille costumi indossati, per Kate Bush sarebbe stata la cosa più semplice da mettere in atto.

Nel migliore dei mondi possibile, invece, un Christmas Special del genere lo si dovrebbe pretendere anche alle nostra latitudini. Ma non sono più i tempi. Oggi si chiamano in studio gli influencer, i ciarlatani della peggiore risma, i rissosi da wrestling (ché poi dietro le quinte finisce a taralli e vino, e non si è mai sentito di una bella scazzottata). L’importante è che portino gente davanti al teleschermo. “Diamo alla gente quello che vuole la gente”. Se il Natale è pretesto per ventri ingolfati all’inverosimile, le teste vanno svuotate in modo paradossale. Così da mettere le cose in equilibrio.

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