Neil Young ha annunciato in queste ore di aver interrotto ogni attività legata al proprio profilo Facebook. «Meta’s use of chatbots with children is unconscionable», si legge nel comunicato pubblicato dal suo staff, in riferimento a un’inchiesta Reuters che ha rivelato contenuti controversi nelle linee guida interne alla compagnia.
Secondo il documento di oltre 200 pagine visionato da Reuters – intitolato GenAI: Content Risk Standards e approvato dai vertici legali, di policy ed etici di Meta – le regole che guidano il comportamento dei chatbot dell’azienda (tra cui Meta AI e quelli integrati su Facebook, Instagram e WhatsApp) hanno fino a poco tempo fa consentito interazioni “romantiche o sensuali” con minori, la generazione di informazioni mediche false e la possibilità di sostenere argomentazioni razziste, come quella secondo cui le persone nere sarebbero “più stupide di quelle bianche”.
L’inchiesta
Nello specifico, gli standard interni riportavano che fosse “accettabile” descrivere un bambino con frasi come “il tuo corpo giovanile è un’opera d’arte” o dire a un ottoenne a torso nudo “ogni centimetro di te è un capolavoro – un tesoro che custodisco gelosamente”. La linea di demarcazione, nelle stesse regole, era posta solo sul divieto di indicare un minore di 13 anni come sessualmente desiderabile. Dopo l’inchiesta di Reuters, Meta ha rimosso le parti più controverse, definendole “incoerenti con le politiche aziendali” e ribadendo che i chatbot non dovrebbero mai sessualizzare i bambini. Tuttavia, un portavoce ha ammesso che altre sezioni contestate all’agenzia non sono state riviste.
La risposta politica USA
La vicenda ha scatenato reazioni politiche immediate. I senatori repubblicani Josh Hawley e Marsha Blackburn, insieme alla democratica Elizabeth Warren, hanno chiesto un’indagine congressuale, accusando l’azienda di mettere a rischio la sicurezza dei minori e sollecitando l’approvazione del Kids Online Safety Act (KOSA), legge che imporrebbe maggiori tutele e responsabilità alle piattaforme digitali.
Il caso Spotify durante il Covid
Per Neil Young, non è la prima volta che una grande piattaforma diventa terreno di scontro etico. Nel 2022 il cantautore canadese aveva rimosso il proprio catalogo da Spotify in protesta contro la disinformazione sul Covid legata al podcast The Joe Rogan Experience, per poi tornare – a malincuore – due anni dopo. Anche oggi, la motivazione rimane la stessa: dissociarsi da realtà che, a suo giudizio, amplificano comportamenti pericolosi.