Dopo aver criticato il governo britannico per gli arresti legati a Palestine Action a Londra, ed aver aderito a un sindacato informale con l’obiettivo di proteggere gli artisti che decidono di esporsi contro l’operato di Israele a Gaza, i Massive Attack si uniscono all’ormai folta schiera di artisti che ha deciso di abbandonare Spotify. Non solo: la formazione ha anche aderito a No Music for Genocide, campagna che mira a geo-bloccare i cataloghi musicali dalle piattaforme streaming in Israele.
In un comunicato diffuso su Instagram, il gruppo ha spiegato la propria posizione collegando due piani: da un lato le pratiche industriali della piattaforma svedese, dall’altro la necessità di un boicottaggio culturale. «Alla luce degli investimenti significativi del CEO di Spotify in un’azienda che produce droni militari e tecnologie AI integrate in velivoli da combattimento – si legge – abbiamo chiesto alla nostra etichetta la rimozione della nostra musica da Spotify in tutti i territori. Il peso economico che da sempre grava sugli artisti è oggi aggravato da un onere morale ed etico: il denaro dei fan e il lavoro dei musicisti finiscono per finanziare tecnologie letali e distopiche».
Nel messaggio, i Massive Attack hanno tracciato un parallelo con i boicottaggi culturali contro il regime di apartheid sudafricano e con iniziative recenti come il collettivo Film Workers for Palestine, che conta oltre 4.500 adesioni tra registi, attori e maestranze. «Nel 1991 la complicità con quel regime era inaccettabile. Nel 2025 lo stesso vale per lo stato genocida di Israele», afferma la band, invitando altri musicisti a trasformare «tristezza, rabbia e creatività in un’azione coerente e necessaria».
Via da Spotify
Il gesto segue mosse analoghe da parte di Deerhoof, Xiu Xiu e King Gizzard, che hanno lasciato la piattaforma dopo le rivelazioni sul ruolo di Daniel Ek come chairman della società tedesca Helsing, specializzata in software militare AI. Nel caso dei Massive Attack, la musica è ancora disponibile su Spotify: per procedere alla rimozione sarà infatti necessario il via libera di Universal, detentrice del catalogo. Diversa la situazione di artisti che hanno ceduto i propri diritti, come Piero Pelù, i quali non dispongono più del controllo necessario per decidere eventuali ritiri dalle piattaforme.
Sia Helsing che Spotify hanno replicato, leggiamo su COS, precisando che le tecnologie sviluppate dall’azienda sono impiegate per la difesa europea, in particolare in Ucraina, e non a Gaza. Un portavoce di Spotify ha inoltre ribadito la separazione tra le due società, aggiungendo: «Se volete parlare dei pagamenti delle royalties, sono disponibile alla conversazione».
Massive Attack al concerto dei Kneecap
Ieri sera, 18 settembre, i Massive Attack saranno a Londra, ospiti del concerto dei Kneecap alla Wembley Arena, con una speciale presentazione audio-visiva e non solo.
@sktings Powerful speech by Ben Jamal with Massive Attack before Kneecap performed #wembley #ovowembley #kneecap #fyp #freepalestine ♬ original sound – SK
No Music for Genocide
No Music for Genocide è la nuova iniziativa di boicottaggio a continuare la linea tracciata dal movimento BDS. Vi hanno aderito oltre 400 musicisti chiedendo la rimozione dei propri cataloghi dalle piattaforme streaming in Israele. Oltre ai Massive Attack e Kneecap figurano Faye Webster, Arca, Rina Sawayama, Fontaines D.C., Aminé, Kelela, Japanese Breakfast, MIKE, King Krule, Amyl and the Sniffers, MJ Lenderman, , MØ, Erika de Casier, Mannequin Pussy, Liv.e, Wednesday, aja monet e molti altri.
In un comunicato diffuso dagli organizzatori si legge: «No Music For Genocide è un’iniziativa di boicottaggio culturale che chiede ad artisti e detentori di diritti di rimuovere la propria musica dalle piattaforme streaming in Israele, in risposta al genocidio a Gaza, alla pulizia etnica in Cisgiordania, all’apartheid all’interno di Israele e alla repressione politica delle voci pro-Palestina. La cultura da sola non può fermare le bombe, ma può respingere la repressione politica, spostare l’opinione pubblica verso la giustizia e rifiutare la normalizzazione di qualsiasi compagnia o nazione che commette crimini contro l’umanità».