Måneskin. Il pubblico del Bowery Ballroom di New York canta a memoria “Zitti e buoni”

Il quartetto romano conquista quello che Rolling Stone America ha definito il “migliore club d'America”

Dopo essersi esibiti per la prima volta alla tv americana all’interno del Tonight Show condotto da Jimmy Fallon eseguendo l’ultimo singolo, Mammamia e l’immancabile cover di Beggin’, i Måneskin hanno chiuso ieri sera il primo dei due appuntamenti fissati sul territorio statunitense, quello al Bowery Ballroom.

Il club newyorchese – dalla capienza di circa 500 persone – è un culto assoluto per i rock fan stellestrisce (e non solo): è stato teatro di molteplici concerti di fine anno di Patti Smith, si è prestato per set cinematografici (Le ragazze del Coyote Ugly) e ha ospitato, dalla fine degli anni ’90 in poi, i concerti di Red Hot Chili Peppers, R.E.M., Arcade Fire e molti altri. In forza di questo e della sua qualità del suono, Rolling Stone USA l’ha nominato il «migliore live club d’America».

Il primo dato che emerge dai fan video condivisi è che il pubblico canta a memoria i pezzi dei Måneskin. Passi Beggin’, che è una vecchia cover che l’audience americana conosce bene, ma i presenti intonano proprio Zitti e buoni, il brano cantato in italiano vincitore dell’ultimo Eurovision, oltre che di Sanremo.

Altro dato è la presenza sul palco. Damiano David vestito con il completo un po’ à la Perry Farrell e il perizoma con l’iconica lingua dei Rolling Stones (per i quali, ricordiamolo, la formazione aprirà il concerto di Las Vegas), Victoria De Angelis con il nude look (e il passo cavalcato col basso) e Thomas Raggi con le più classiche movenze e outfit degli anni ’70, sul palco hanno conquistato la sicurezza e la spavalderia necessarie per incarnare lo stereotipo delle rockstar. Si muovono con consumata arroganza rock, eccessi di sesso (simulato) compresi e studiati. David in particolare è un catalizzatore e la folla davanti al palco ne è conquistata.

Come ha ribadito di recente Manuel Agnelli i Måneskin sono una band che si è voluta mainstream dal primo giorno. Non vanno certo paragonati ai Sonic Youth o a formazioni con pretese, attitudini, ricerca o consapevolezze di tipo alternative. E non sono certo i nuovi Aerosmith (e – beninteso – il paragone fatto dal frontman era a livello contestuale e riferito al music business, non prettamente musicale). Eppure un’analisi e una critica – e qui divergiamo dal leader degli Afterhours – ha comunque senso farla, senza facili morali o retoriche da vecchi.

Non è questa la sede per approfondire, ma da queste parti l’abbiamo più volte fatta e i rimandi principali, in questo senso, restano quelli alla recensione di Solventi e ai commenti riguardo a Zitti e Buoni, I Wanna Be Your Slave e Mammamia, ma trovate altri spunti anche a proposito della scalata alle piattaforme di streaming dei Måneskin.

Tracklist
  • 1 Zitti e buoni
  • 2 Coraline
  • 3 Lividi sui gomiti
  • 4 I Wanna Be Your Slave
  • 5 In nome del padre
  • 6 For You Love
  • 7 La paura del buio
  • 8 Vent'anni
Måneskin
Teatro d’Ira-Vol. 1

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