Måneskin
Måneskin, foto pubblicata via Instagram dalla band (2021)

Spotify. I Måneskin si piazzano al 19° posto nella classifica mensile degli artisti più ascoltati

La band romana continua a fatturare, noi continuiamo a ripetere i medesimi concetti: il ballo della vita si fa su TikTok, sul futuro si vedrà

Checché ne dicano quelli di Stereogum e per quanto ne possiamo dire anche da queste parti, la scalata al successo globale dei Måneskin continua vorticosamente, manco fossimo in Borsa davanti a un titolo in eccesso di rialzo.

Ai numeri che sapevamo fino a ieri, ovvero il primo posto della cover Beggin’ nella Spotify Global Chart (posizione mantenuta già da alcuni giorni), il 41° nella statunitense Hot 100 di Billboard (in salita di sei posizioni dalla settimana precedente) e l’8° nella classifica ufficiale dei singoli britannica (in discesa rispetto alla settimana prima) – senza contare il posizionamento del nuovo singolo I Wanna Be Your Slave al 7° posto in UK – c’è da aggiungere quello totalizzato in generale dalla band.

Un numero che fa dei Måneskin una delle realtà più ascoltate su Spotify di questo mese. Secondo la classifica che troviamo su Wikipedia, la formazione romana è al 19° posto della relativa lista: al primo troviamo un grande classico dei grandi numeri come Justin Bieber (71,9 milioni), al seguito ci sono The Weeknd (71,2 milioni) e Dua Lipa (67 milioni), tutti titoli attualmente affidabili del “mercato azionario della musica”.

Con 46,3 milioni di stream, i Måneskin si trovano a metà tra il rapper Post Malone e il producer post-edm Marshmello, ovvero due proposte orbitanti nel calderone più ampio della trap. Un risultato, si diceva, trainato in larga parte dal successo ottenuto su TikTok sia da Begging che da Zitti e Buoni, due canzoni schizzate nei viral trend della piattaforma.

È chiaro che TikTok, Spotify e le classifiche ufficiali tanto italiane quanto statunitensi, britanniche e di altri Paesi stanno in stretta relazione. Il primo instilla la curiosità di riascoltare le canzoni mimate dai ballerini/influencer, il secondo dà immediata possibilità di riprodurle (e nel farlo, è il più usato sulla terra), mentre le terze considerano il numero degli stream/play come uno dei fattori che, assieme a vendite e download, determinano il posizionamento dei brani nelle rispettive chart.

Stando così le cose, è chiara l’enorme importanza dei giovanissimi nel determinare il successo tanto di un brano quanto della carriera di una band, fulminea o meno. I Måneskin si sono inseriti in questa scacchiera come alfieri di un rock perduto, ma a ben vedere ciò che propongono è pop vestito da rock, una proposta che chi ha vissuto gli anni ’90 in diretta ha sentito e risentito fino ad averne le tasche piene, e questo ben prima di arrivare alle discografie, citate da Stereogum, di Loudmouth e Buckcherry, pane quotidiano delle rock radio FM statunitensi (ed equivalenti italiane).

Il punto è proprio questo, ed è tutto anagrafico: per chi sta crescendo con TikTok e Spotify, la band rappresenta una curiosa novità, e come tale sta venendo consumata qui e ora. Sul futuro non vogliamo sbilanciarci, anche perché non è scritto, una cosa è certa però: i Måneskin, anche grazie all’Eurovision, in Russia hanno una carriera assolutamente spianata.

Tracklist
  • 1 Zitti e buoni
  • 2 Coraline
  • 3 Lividi sui gomiti
  • 4 I Wanna Be Your Slave
  • 5 In nome del padre
  • 6 For You Love
  • 7 La paura del buio
  • 8 Vent'anni
Måneskin
Teatro d’Ira-Vol. 1

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