Massive Attack
Massive Attack, foto di Warren Du Preez (2026)

I Massive Attack sotto indagine per aver esposto la bandiera palestinese dal vivo

Il duo di Bristol ha dovuto rimuovere un brano dalla scaletta dello show di Singapore per conformarsi alle regole locali

Massive Attack sono finiti nel mirino delle autorità di Singapore a causa della loro consueta ed esplicita manifestazione di supporto alla causa palestinese durante il loro ultimo show. La band di Bristol si è esibita mercoledì 29 luglio al The Star Theatre come unica tappa pianificata del tour nella città-stato asiatica. L’accaduto ha innescato immediatamente un’indagine ufficiale a causa delle rigide leggi locali.

Secondo quanto riportato da The Straits Times, l’ente locale per lo sviluppo dei media (Infocomm Media Development Authority) starebbe verificando una potenziale violazione delle condizioni di licenza dell’evento. I video circolati online mostrano chiaramente due membri della formazione esibire sul palco la bandiera palestinese tra le acclamazioni del pubblico. Alcune testimonianze raccolte confermano anche che la band ha urlato lo slogan “Free Palestine”, trovando un supporto corale di parte della platea.

Il promoter locale dell’evento, Lushington, ha confermato di essere a conoscenza delle indagini e ha garantito piena collaborazione con le forze dell’ordine. A Singapore, l’esposizione pubblica di emblemi nazionali stranieri senza specifici permessi o esenzioni costituisce reato penale: i trasgressori rischiano multe fino a 500 dollari locali, una pena detentiva fino a sei mesi, o entrambe le sanzioni.

Il duo ha accennato dal palco alle restrizioni del luogo, dichiarando infatti di aver dovuto omettere una canzone dalla scaletta originaria per conformarsi alle leggi, senza specificare tuttavia di quale traccia si trattasse.

L’attivismo senza sosta

La vicenda si inserisce in un quadro di fortissimo e storico attivismo geopolitico da parte dei Massive Attack, storicamente schierati sul fronte pro-Palestina dal 1999, anno in cui è iniziato il loro boicottaggio culturale dei concerti in Israele. Nel 2023 avevano pubblicato The Ceasefire EPun 12” pro bono il cui ricavato è stato interamente devoluto a Medici Senza Frontiere per le operazioni umanitarie a Gaza e in Cisgiordania, già allora duramente colpite dal conflitto.

Un impegno per il quale nei mesi scorsi Robert Del Naja ha pagato un duro prezzo proprio in patria, quando è stato arrestato a Londra, a Trafalgar Square, durante una manifestazione pacifica contro il bando del gruppo di attivisti Palestine Action. In quell’occasione, il musicista era stato trascinato via dalla polizia con l’accusa di aver mostrato sostegno con un cartello a un’organizzazione proibita.

Nel suo sfogo su Instagram, Del Naja aveva commentato l’accaduto parlando di follia e di derive “draconiane e autoritarie” del governo di Keir Starmer:

Nel Regno Unito del 2026 puoi essere arrestato sotto il Terrorism Act per il solo fatto di restartene in silenzio, con in mano un pezzo di cartone in cui dichiari di opporti a un genocidio e di sostenere un’azione non violenta per prevenirlo.

La band ha anche aderito alla campagna No Music For Genocide, annunciando successivamente il boicottaggio completo di Spotify assieme a una folta schiera di artisti.

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