Boy George abbandona “Jesus Christ Superstar” dopo il brano filo-israeliano

"We Will Dance Again" era stato realizzato con l'aiuto dell'intelligenza artificiale

Boy George non interpreterà più il ruolo di Re Erode nella nuova produzione di Jesus Christ Superstar, attesa al London Palladium: il palcoscenico del West End si è rivelato troppo stretto per le provocazioni geopolitiche. Per il frontman dei Culture Club si tratta di un passo indietro forzato, arrivato a pochissimi giorni dal debutto previsto per il 3 agosto, a causa della pubblicazione di We Will Dance Again (o, con il titolo ebraico, Od Nirkod).

Il brano, un esplicito manifesto politico sionista dedicato alle vittime del massacro del Nova Music Festival il 7 ottobre 2023 (dove persero la vita 344 civili), era stato realizzato con il supporto dell’AI e caricato direttamente sui canali social dell’artista con l’hashtag “#shalom”.

Il brano sotto accusa: “Tu dici genocidio, io dico guerra”

Un pezzo dalla classica base pop-reggae in cui Boy George se la prende direttamente con il mondo dell’arte globale e con i colleghi che hanno manifestato solidarietà alla causa palestinese. Inutile dire che i versi “You say genocide, I say war (Tu dici genocidio, io dico guerra)” e “If you’re ever confused, I stand with the Jews (Se sei confuso, io sto con gli ebrei)” hanno incendiato la rete nel giro di poche ore, travolgendo il cantante da un’ondata di segnalazioni e insulti.

La presa di posizione netta del cantante si scontra con un cortocircuito umanitario drammatico. Il testo si pone in aperto contrasto con le conclusioni della commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite, che nel 2025 ha affermato che Israele ha commesso genocidio nei confronti dei palestinesi della Striscia di Gaza. Migliaia di utenti hanno spinto alla rimozione forzata di We Will Dance Again dalle piattaforme online. Ma il danno d’immagine era ormai fatto.

Il passo indietro pur di salvare lo spettacolo

Nel disperato tentativo di blindare la produzione multimilionaria e salvare la vendita dei biglietti, il manager del cantante, Paul Kemsley, ha provato a metterci sopra una pezza via social. Kemsley ha parlato di una decisione presa “dopo un’attenta riflessione” per fare in modo che lo spettacolo rimanesse al centro dell’attenzione:

George non ha mai avuto paura di difendere le proprie convinzioni personali, e l’ho sempre rispettato per questo. Il passo indietro è stato compiuto nel massimo rispetto della produzione per permettere allo spettacolo di rimanere al centro dell’attenzione.

Il problema è che dietro la diplomazia della nota ufficiale emerge la sensazione di un siluramento preventivo per isolare lo show da un artista che già si era esposto pubblicamente a favore dello Stato ebraico dall’indomani del 7 ottobre.

Richard Armitage è il nuovo Erode

La produzione del Palladium non ha perso tempo e si è rapidamente attivata per tutelare le repliche dello show: le musiche di Andrew Lloyd Webber e i testi di Tim Rice resteranno in cartellone infatti fino al 5 settembre.

La rivista specializzata WhatsOnStage ha invece confermato che il ruolo di Erode per le date precedentemente assegnate a Boy George (dal 3 al 15 agosto) verrà ricoperto da Richard Armitage, già originariamente scritturato nel cast per turni di repliche successive.

Il paradosso di Boy George: da War is stupid al brano IA

La pubblicazione di We Will Dance Again segna un’inversione a U per l’artista. Nel 1984, all’apice del successo con i Culture Club, Boy George scalava le classifiche con l’inno pacifista The War Song.

Oggi, quarant’anni dopo, usa l’intelligenza artificiale per scagliarsi contro la scena musicale britannica che si muove in direzione opposta: per citarne alcuni, StormzyDamon Albarn, Clairo e Brian Eno, quest’ultimo tra i più noti sostenitori del movimento di boicottaggio BDS, continuano infatti a guidare iniziative e singoli benefici a favore della popolazione di Gaza.

Tracklist

Ti potrebbe interessare