Massive Attack
Massive Attack live al Parco della Musica di Milano, foto di Andrea Leone (2025)

I Massive Attack, Brian Eno e centinaia di musicisti chiedono a Live Nation di interrompere gli eventi in Israele

Sono già più di 600 ad aver firmato una lettera aperta, chiedendo alla multinazionale di "prendere atto del genocidio e interrompere i rapporti con Live Nation Israel"

Centinaia di musicisti hanno chiesto apertamente a Live Nation Entertainment di sospendere tutti gli eventi organizzati in Israele. Tra gli artisti firmatari, sono molti quelli che in passato hanno lavorato con la multinazionale statunitense, ma che sono ora uniti in un appello nell’ambito della campagna Musicians For Palestine.

Un invito a soddisfare tutte le richieste autorevoli dei palestinesi, tra cui quelle della Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel, che chiede di interrompere i rapporti con Live Nation Israel e di adottare politiche che impediscano alle varie partnership e programmazioni di essere complici di qualsiasi forma di oppressione.

Come artisti e lavoratori che alimentano l’industria musicale, sosteniamo iniziative che richiedano un compenso dignitoso per tutti, il rispetto delle scene locali e la fine della monopolizzazione aziendale. Non possiamo rimanere in silenzio mentre Live Nation Israel glorifica l’esercito israeliano genocida, che ha ucciso più di 70 000 palestinesi a Gaza.

Più di 600 firmatari

Il documento, sottoscritto da più di 600 artisti (anche gli operatori del settore possono firmare la lettera aperta), chiede anche di spostare le sedi e i festival di Live Nation, denunciando un’industria musicale che troppo spesso “ha mancato di sostenere la liberazione palestinese“. I firmatari sottolineano:

Non possiamo più permettere che la nostra musica venga usata per artwashing dell’apartheid e del genocidio. La nostra visione di un mondo più pacifico ci spinge avanti

Non è questa della prima iniziativa: già nel 2022 e poi nel 2023 Musicians For Palestine, chiedeva di mettere in atto azioni concrete per un cessate il fuoco, rifiutando di esibirsi presso istituzioni culturali considerate complici in Israele.

Gli artisti coinvolti

Tra i promotori dell’appello manager, organizzatori di eventi, proprietari di etichette discografiche, ma anche artisti come Dan Snaith (Caribou), Brian Eno, che aveva recentemente organizzato il concerto di beneficenza Together For Palestine a Londra lo scorso settembre, e i Massive Attack, che si erano impegnati in un boicottaggio completo di Spotify, lasciando la piattaforma. Daniel Ek, CEO della piattaforma, pare infatti abbia investito in una società che produce droni militari e tecnologia AI integrata in aerei da combattimento. Ek ha confermato che lascerà il ruolo di CEO a partire dal prossimo 1 gennaio, diventando presidente esecutivo.

Sul fronte Eurovision..

Nel frattempo, la questione irrompe anche nel tema Eurovision: nonostante molti organizzatori abbiano permesso ad Israele di partecipare alla competizione del 2026, sono già molti i Paesi che hanno annunciato il loro ritiro dalla gara (l’Italia, al contrario, ha recentemente confermato la sua presenza). Il vincitore del 2024, Nemo, ha invece deciso di restituire il suo trofeo in segno di protesta.

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