I Massive Attack non potranno più mettere piede a Singapore né esibirsi all’interno dei confini della città-Stato. Le autorità locali hanno deciso di bandire in via permanente la storica formazione di Bristol dopo il concerto di mercoledì scorso, durante il quale i due storici leader Robert “3D” Del Naja e Grant “Daddy G” Marshall hanno esposto una bandiera palestinese e scandito lo slogan “Free Palestine”, subito raccolto e ripetuto da parte del pubblico presente.
Al termine di un’indagine lampo, la polizia locale ha notificato ai musicisti un richiamo formale per la violazione delle rigidissime normative che vietano l’esposizione di simboli nazionali stranieri (tra cui, ovviamente, bandiere) e regolano gli eventi pubblici a sfondo politico. Contestualmente, l’autorità di regolamentazione dei media ha annunciato che respingerà preventivamente qualsiasi futura richiesta di licenza per i live della band.
Da quelle parti, la tolleranza zero è ritenuta fondamentale per preservare la stabilità sociale: “Pace e armonia tra razze e religioni non devono essere date per scontate e non possiamo permettere che eventi esterni influenzino la nostra società”, ha sentenziato una portavoce delle forze dell’ordine.
Un attivismo, senza sosta, che non si piega
Il blitz asiatico è l’ultimo capitolo di una lunga storia di militanza geopolitica da parte dei Massive Attack, che portano avanti il boicottaggio culturale nei confronti di Israele fin dal lontano 1999. Una linea ribadita di recente con la pubblicazione di The Ceasefire EP (2023), un 12” pro bono il cui ricavato è stato interamente devoluto a Medici Senza Frontiere per le operazioni umanitarie a Gaza e in Cisgiordania, già allora duramente colpite dal conflitto. Poi l’adesione alla campagna No Music For Genocide, volta a geo-bloccare i cataloghi musicali dalle piattaforme streaming in Israele.
Un attivismo che pochi mesi fa è costato a Robert Del Naja un arresto a Londra, a Trafalgar Square, durante una manifestazione pacifica contro il bando del gruppo di attivisti Palestine Action. In quell’occasione, il musicista era stato trascinato via dalla polizia con l’accusa di aver mostrato sostegno con un cartello a un’organizzazione proibita.
Nel suo sfogo su Instagram, Del Naja aveva commentato l’accaduto parlando di follia e di derive “draconiane e autoritarie” del governo di Keir Starmer:
Nel Regno Unito del 2026 puoi essere arrestato sotto il Terrorism Act per il solo fatto di restartene in silenzio, con in mano un pezzo di cartone in cui dichiari di opporti a un genocidio e di sostenere un’azione non violenta per prevenirlo.