Archiviato il procedimento per terrorismo a carico di Liam Óg Ó hAnnaidh, in arte Mo Chara, i Kneecap rilanciano: il trio di Belfast ha annunciato FENIAN, nuovo album in uscita venerdì 24 aprile 2026 per Heavenly Recordings.
Il disco segue l’acclamato Fine Art (2024) continuando un discorso musicale che basi hip hop e rave, lingua irlandese e scontro politico. Prodotto da Dan Carey, FENIAN viene descritto dalla band come un lavoro più sinistro, diretto e combattivo, figlio di “tempi sinistri”, ma animato da uno spirito di sfida e rivendicazione.
Il titolo richiama i guerrieri del folklore irlandese e un termine storicamente usato in senso dispregiativo contro gli irlandesi, oggi rivendicato dai Kneecap come etichetta per “chi dice la verità al potere”. Una dichiarazione d’intenti che attraversa l’intero album, dalla difesa della lingua gaelica alla critica frontale all’establishment politico britannico.
Insieme all’annuncio, la band ha pubblicato il primo singolo Liars Tale, accompagnato da un video diretto da Thomas James. Il brano è un attacco punk-rave incendiario contro i tentativi di silenziamento politico, con riferimenti espliciti a Keir Starmer e a una classe dirigente descritta come ipocrita e repressiva.
Precedenti e controversie
In passato il gruppo si è più volte scontrato con le istituzioni britanniche. Nel 2024 ha ottenuto ragione in tribunale contro il governo, che aveva bloccato all’ultimo momento un finanziamento pubblico da 14.250 sterline. La somma era stata poi devoluta a enti benefici a Belfast.
Nell’estate 2025 il trio ha suonato a Glastonbury, nonostante un tentativo – rivelatosi infruttuoso – di escluderli dal cartellone. Pochi giorni prima della sentenza, invece, il Canada ha vietato l’ingresso alla band, sostenendo che le loro dichiarazioni «contrarie ai valori canadesi» avessero «amplificato la violenza politica». I Kneecap hanno annunciato azioni legali contro il governo di Ottawa, definendo le accuse «false e diffamatorie».
Contemporaneamente l’Ungheria li ha banditi per tre anni con l’accusa di antisemitismo e apologia del terrorismo, decisione che ha impedito al trio di esibirsi allo Sziget Festival. La band ha definito il provvedimento «oltraggioso» e un tentativo di silenziare le critiche a Israele, mentre gli organizzatori del festival hanno preso le distanze dalla scelta del governo Orbán, giudicandola “deplorevole e senza precedenti”.
L’arte della provocazione
Fondati a Belfast nel 2017 da Mo Chara, Móglaí Bap e DJ Próvaí, i Kneecap — che cantano in lingua inglese e irlandese — sono noti per testi e spettacoli apertamente provocatori. Nel 2024 hanno pubblicato l’album Fine Art e un film semi-biografico, premiato con un BAFTA nel 2025.
La loro popolarità internazionale si accompagna a frequenti accuse di eccessi verbali: in passato la polizia aveva indagato su un video in cui la band incitava alla violenza contro deputati conservatori, salvo poi decidere di non procedere. Per i membri del gruppo, il loro linguaggio resta satirico e politico: «Non è nostro compito spiegare cosa sia uno scherzo e cosa no».
Fenian
Il nuovo album non comprende i tre singoli pubblicati lo scorso anno — THE RECAP ft. Mozey, Sayōnara in collaborazione con Paul Hartnoll degli Orbital e No Comment con il DJ/producer Sub Focus — ma vede la partecipazione di Radie Peat, Kae Tempest e Fawzi. Brani come Smugglers & Scholars, Carnival e la title track convivono con momenti più intimi dedicati a mascolinità, dipendenza, fama e lutto, fino alla chiusura affidata a Irish Goodbye. Spicca anche Palestine (feat. Fawzi), che amplia il discorso dei Kneecap su un piano apertamente transnazionale di solidarietà e resistenza.
