Dopo l’esibizione al Coachella in cui si sono apertamente schierati a favore della Palestina, i Kneecap hanno dichiarato di essere finiti nel mirino di una “campagna diffamatoria coordinata”. A seguito della circolazione online di un video risalente a un loro concerto del novembre 2024 a Londra, in cui si vedrebbe Mo Chara con una bandiera di Hezbollah mentre urla “Viva Hamas, viva Hezbollah”, il rapper nordirlandese (all’anagrafe Liam Óg Ó hAnnaidh) è stato formalmente accusato di terrorismo dal Crown Prosecution Service del Regno Unito.
L’accusa si basa sulla legge britannica che vieta qualsiasi manifestazione pubblica di sostegno a organizzazioni considerate terroristiche, come Hamas e Hezbollah. Mo Chara dovrà comparire in tribunale il 18 giugno, ma si è già difeso pubblicamente, bollando il procedimento come “polizia politica” e un tentativo di distogliere l’attenzione dal genocidio in corso a Gaza, una posizione condivisa anche dai Massive Attack e da altri musicisti che nei giorni scorsi hanno espresso solidarietà ai Kneecap.
Ieri sera, durante un concerto al 100 Club di Londra, Mo Chara è salito sul palco con la bocca coperta da nastro adesivo, accolto dagli applausi dei fan. Rivolgendosi al pubblico ha affermato: “Non siamo noi la fottuta storia, ci stanno usando come capro espiatorio per non parlare del vero, fottuto problema.” Poi ha ironizzato: “Devo ringraziare il mio avvocato. È qui anche stasera.” Nonostante la presenza della polizia, non si sono verificati disordini.
In un lungo post su Instagram, i Kneecap hanno ribadito la loro posizione:
Lo diciamo forte e chiaro: non sosteniamo, e non abbiamo mai sostenuto, Hamas o Hezbollah. Condanniamo sempre tutti gli attacchi contro i civili […] Un estratto di un filmato, deliberatamente estrapolato da ogni contesto, viene ora strumentalizzato e sfruttato come arma, come se fosse un invito all’azione
Nel frattempo, gli organizzatori del Wide Awake Festival di Londra, previsto per il 23 maggio, hanno confermato che i Kneecap si esibiranno regolarmente. Anche se sotto pressione, il trio hip-hop nordirlandese non ha intenzione di fare marcia indietro.
All’inizio del mese, sulla questione è intervenuto anche John Lydon che, esprimendo un punto di vista contrario a molti dei suoi colleghi, ha accusato la band di incitare all’odio e alla violenza nei loro show.