David Byrne e Brian Eno tornano a collaborare per T Shirt, singolo inedito non incluso nella tracklist dell’ultimo disco dell’ex Talking Heads, Who Is The Sky?. Già rodato live in scalette dove i brani solisti si alternano a quelli della storica band, si tratta di un elettro-pop con commentario politico, umoristico e sincero.
David è attualmente in tour in Nord America con il suo Who Is The Sky Tour. Dal vivo ripropone anche Psycho Killer, evento che ha subito attirato l’attenzione non solo per il peso storico del brano — primo singolo dei Talking Heads e ancora oggi inno new wave intergenerazionale — ma anche per il valore simbolico della sua ripresa dopo quasi vent’anni.
Orgogliosamente solo
Il ritorno del pezzo arriva in un contesto in cui l’eredità della band è più viva che mai. Nel 2023 i Talking Heads si sono ripresentati in pubblico per celebrare i quarant’anni di Stop Making Sense, con tanto di passerella al Toronto Film Festival e successive ospitate mediatiche. Byrne, allora, aveva riconosciuto qualche rimpianto per la fine traumatica del gruppo, senza però aprire spiragli a un ritorno musicale. Né il rilancio commerciale orchestrato da A24 con la riedizione cinematografica, il tour di eventi immersivi, le ristampe deluxe e perfino un nuovo videoclip di Psycho Killer con Saoirse Ronan e un’ offerta milionaria ha scalfito la sua posizione. «Musicalmente sono andato in un’altra direzione e credo sia impossibile ricatturare quel momento», aveva ribadito a Rolling Stone, spiegando che il pubblico può illudersi, ma certe esperienze non si possono replicare.
Il presente creativo
Who Is The Sky? arriva sette anni dopo American Utopia ed è un lavoro che si confronta con un presente carico di crisi — dalla pandemia all’intelligenza artificiale, dai conflitti alla disinformazione — scegliendo però una calligrafia musicale luminosa, ariosa e persino accogliente. Si tratta di un pop intellettuale che riflette le tensioni del tempo più per contrasto che per immersione — come scritto nella recensione — con arrangiamenti curati dalla Ghost Train Orchestra e la produzione di Kid Harpoon. Non un disco incendiario, ma una “ribellione gentile”.