All’inizio dell’anno Beck si era rifatto vivo con un album di cover di artisti per lui formativi, lo ritroviamo oggi con Ride Lonesome, un brano nella vena country-folk che fu di Sea Change e più recentemente Morning Phase. Sono passati ormai 24 anni dal primo lavoro, capolavoro personale acustico e intriso di malinconia, e circa 12 dal secondo, che ne rappresenta l’ideale erede e che gli valse il Grammy come Album of the Year nel 2015. Una distanza temporale che alimenta ora la suggestione di un possibile terzo capitolo, a questo punto una vera e propria trilogia “acustica”. Prodotta dallo stesso artista con il mix affidato a Nigel Godrich, Ride Lonesome sembra inserirsi proprio in questa linea sotterranea: la chitarra di Beck e il suo baritono si aprono a un paesaggio dalle tonalità cosmiche, tra slide avvolgente e una scrittura dal taglio cinematografico. “You got to ride lonesome / You got to try to find your home”, canta Beck, in una sospensione emotiva che evita disperazione e ottimismi.
I precedenti album — Hyperspace (2019) e Colors (2017) — si muovevano in direzioni più ibride e pop-oriented: per questo il nuovo singolo può essere letto come un possibile ritorno a una scrittura più intima ed essenziale.
In una recente intervista a NPR, Beck ha descritto il periodo che ha portato alla scrittura del brano come “solitario”, segnato da una fase di riflessione personale e creativa: “Devi attraversare certe cose da solo”, ha raccontato, “con la fiducia che ti porteranno dall’altra parte”.
Il musicista ha inoltre ribadito la propria ricerca verso una scrittura essenziale: “L’obiettivo è qualcosa di semplice e universale. A volte capisco davvero le mie canzoni solo anni dopo averle scritte”.
Nel frattempo, Beck ha annunciato un nuovo tour e, negli ultimi anni, è rimasto attivo su più fronti collaborativi, lavorando con Gorillaz, Paul McCartney e contribuendo al disco dei The Black Keys, Ohio Players.