Migliori serie TV 2025. La classifica di SENTIREASCOLTARE
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Davide Cantire
- 27 Dicembre 2025
Il 2025 è stato sia l’anno dei grandi ritorni sul piccolo schermo sia quello in cui l’offerta ha raggiunto una dimensione davvero immensa che sarebbe alquanto difficile stilare una lista completa ed esaustiva. All’interno di questa pagina, infatti, troverete quei prodotti che hanno provato a offrire al pubblico uno sguardo nuovo sul modo di fare televisione, ma anche quegli show che pur rimanendo ancorati a una certa tradizione e mantenendo ed esaltando le caratteristiche di ciò che oggi consideriamo classico, hanno comunque aggiunto la loro al dibattito culturale che mai come in questi giorni (e in questi anni) sembra essere così urgente.
Serie come Pluribus, la nuova, strana creatura di Vince Gilligan (autore di Breaking Bad e Better Call Saul), o Scissione, tornata con una seconda stagione sempre esaltante, che indagano gli aspetti più ambigui della nostra società, che si tratti di un’invasione aliena all’apparenza pacifica o una corporazione con strani obiettivi che promette la felicità ai suoi lavoratori; il monito contro le dittature fornito da Andor, che con la sua ultima stagione ha davvero messo al centro la politica e le sue ramificazioni e ricadute sul singolo individuo con l’universo di Star Wars sullo sfondo ad arricchire il quadro. Quella stessa società che viene inquadrata attraverso la lente di un omicidio inspiegabile e del tutto irrazionale in Adolescence, portando alla luce crepe non ancora indagate a fondo all’interno di un sistema di valori sempre più degradato.
Serie che indagano amori di coppia, emergenze in corsia, le rocambolesche produzioni hollywoodiane, l’accettazione del proprio destino, il proprio orientamento sessuale, le problematiche famigliari, indagini e cospirazioni e la vita di un regista leggendario. È stato un anno ricchissimo, ma soprattutto un’occasione per scavare ancora più in profondità tra le mille sfaccettature che compongono oggi la nostra società.
Di seguito, vi presentiamo una selezione – rigorosamente in ordine sparso perché crediamo ciecamente che l’arte non debba entrare in competizione con se stessa – che quest’anno ha offerto o provato a offrire un punto vi vista unico, ispirato o suggestivo su diversi temi e riflessioni. Tutti i titoli sono usciti in Italia, in tv o in streaming, nel 2025.

Pluribus (Apple TV)
Come sempre, quando Vince Gilligan sceglie di fare ritorno sul piccolo schermo è perché è fermamente convinto di avere tra le mani un prodotto nuovo e di valore da offrire al proprio pubblico, senza mai accontentarsi di compiacere chi lo aveva seguito fino a quel momento né di ripetere una formula già ampiamente consolidata. Non era successo con Better Call Saul (che alla fine della giostra si è dimostrata una serie molto più matura della idolatrata Breaking Bad, di cui replicava l’estetica ma non la filosofia dietro di essa) e così è accaduto anche con quest’ultima fatica. Anche stavolta ci troviamo di fronte a un esperimento, che solo il tempo ci dirà se si rivelerà riuscito o meno. Nel frattempo, possiamo godere della narrazione lenta e pacata di Villigan e dell’interpretazione maiuscola di Rhea Seehorn (che già in Better Call Saul riusciva a ridare la scena al protagonista Bob Odenkirk).

Overcompensating – L’inganno (Prime Video)
Il talento di Benito Skinner era emerso diversi anni fa con una serie di video comici e satirici su YouTube, ma con Overcompensating ha saputo darsi una forma e un abito di tutto rispetto, portando alla luce le idiosincrasie e le ansie che modellano le vite dei suoi coetanei. Nonostante alcuni eccessi visivi e dramnmaturgici potrebbero inimicare una parte del pubblico meno avvezzo a questo tipo di racconto, la serie è un classico coming of age declinato per la Gen Z che alla distanza mostra il suo vero cuore e mette sotto in evidenza una serie di criticità e problematiche sociali (razzismo, bullismo, omofobia) che sono ancora lungi dall’essere considerate come superate.

Scissione – Stagione 2 (Apple TV)
La creatura di Dan Erickson è tornata con nuovi enigmi da risolvere, provando perlomeno a rispondere a una parte di essi e mettendo sempre al centro l’umano e le sue sofferenze. La portata del racconto è stata ampliata e la serie ha provato a capire quanto potesse allargarsi la forbice di incomprensione tra innie e outie. Sì, Mark Scout e Mark S. sono due identità distinte e vedremo come questo dilemma verrà articolato ulteriormente nella terza stagione già confermata. Per il momento, Scissione rimane uno dei prodotti più affascinanti degli ultimi anni, con un cast eccezionale, una scrittura solida (anche se incerta su alcuni punti) e una regia efficacissima e ispirata (chiedere a Ben Stiller).

Andor – Stagione 2 (Disney+)
Se la prima stagione aveva davvero convinto tutti del fatto che Star Wars potesse davvero travestirsi da prodotto serio e maturo, concentrando tutte le sue energie per catturare un pubblico principalmente adulto, con la sua seconda stagione, Andor rafforza questo obiettivo e lo raggiunge a pieni voti. Lontano dai duelli con le spade laser e dalle guerre stellari, il discorso metaforico che Tony Gilroy applica alla narrazione non potrebbe essere più chiaro: la democrazia è la forma di governo migliore cui il genere umano è potuto approdare, ma è anche molto soggetta ad essere manipolata e distrutta, quando le forze del bene cedono il passo all’avidità e all’interesse personale. Il parallelo con gli Stati Uniti di Donald Trump è lampante, ma mai didascalico. Il messaggio è quello originario e appartiene alla saga di George Lucas fin dai suoi albori: speranza.

Long Story Short (Netflix)
Cinque anni dopo la conclusione di BoJack Horseman, vera e propria svolta nel mondo dell’animazione per adulti, Raphael Bob-Waksberg torna con Long Story Short, che pur riprendendo temi molto cari all’autore, come il passare del tempo e i traumi derivanti dall’infanzia e dall’educazione genitoriale che ci affliggono in età adulta, esplora le diverse forme narrative volte a comporre un vero e proprio ritratto famigliare eterogeneo. Long Story Short è il degno ritorno di uno tra i più importanti autori del nostro tempo, capace di leggere la contemporaneità con sguardo lucido e un occhio attento sugli errori del passato.

Mr. Scorsese (Apple TV)
Girata quasi con gli stilemi del grande cineasta newyorkese, la docuserie è un affresco piuttosto onesto e diretto che attraverso il racconto di amici, parenti e volti celebri che hanno condito gli 82 anni di vista del regista più “off” della New Hollywood, prova a scavare nella sua psiche, restituendo l’immagine di un uomo dalle mille vite e dalle innumerevoli sensibilità, inserendo tutto il possibile. Un documento imprescindibile per ogni amante di questo leggendario regista e in generale per chiunque scelga di approcciarsi allo studio dell’arte cinematografica.

M – Il Figlio del Secolo (Sky Atlantic)
L’adattamento di Joe Wright del romanzo di Antonio Scurati non racconta solo l’ascesa al potere di Benito Mussolini: è un ritratto a rullo battente di una maschera, di uno spirito che parla alla pancia dello spettatore. Letteralmente, dato che Luca Marinelli – che nella serie interpreta proprio lui, il duce – rompe la quarta parete e si rivolge direttamente a chi sta guardando. E, soprattutto, non è un’opera che lascia spazio ad interpretazioni o rischia di passare per troppo indulgente.

Slow Horses – Stagione 5 (Apple TV)
Giunti ormai alla quinta stagione, la serie con protagonista Gary Oldman potrebbe tranquillamente accontentarsi del successo ormai acquisito e adagiarsi un po’ sugli allori, invece Slow Horses torna più in forma che mai con una nuova ed entusiasmante indagine che vede al centro i reietti dell’intelligence britannica, con i loro modi un po’ rozzi, ma sempre tremendamente efficaci. Quanto di più vicino alla ormai defunta tradizione televisiva dei tempi che furono, che si rifiuta malgrado l’evidenza a soccombere alle odierne logiche di mercato. Un appuntamento ormai irrinunciabile.

Dying for Sex (Disney+)
In questo tenero, sofferente riquadro della malattia terminale, Dying for Sex non rinuncia certo al divertimento e il merito è senza dubbio dei suoi protagonisti, tra cui spicca una perfetta Michelle Williams. L’attrice lavora costantemente con il suo corpo, le micro espressioni sul volto e anche sull’intonazione vocale per restituire un personaggio doloroso e unico. Una serie che mostra come, anche quando tutto sembra scritto e segnato, sia possibile ritagliarsi uno spazio di crescita personale e affermazione della propria identità.

The Studio (Apple TV)
Seth Rogen e Evan Goldberg rimettono al centro la figura del produttore cinematografico come non si vedeva da tempo e soprattutto ribadiscono una delle verità più sconcertanti dell’attuale funzionamento dell’industria hollywoodiana: tutti i grandi studios sono in mano a gente che non ha nulla a che vedere con la settima arte e il produttore è ormai diventato un semplice contabile. Si tratta senza ombra di dubbio di uno degli show più originali degli ultimi anni e anche uno dei più intelligenti, se non altro perché in mezzo alla sua critica aggressiva e senza esclusione di colpi non dimentica di mettere in piedi uno spettacolo dal grande impatto visivo, sorretto da un’impalcatura da commedia purissima che oggi non trova eguali né sul piccolo né tantomeno sul grande schermo.

Adolescence (Netflix)
Ideato e interpretato da Stephen Graham, lo show non intende rinchiudersi nel campo limitante della serialità televisiva, ma assurge al ruolo di scossone emotivo, terremoto socio-culturale, presa di coscienza di conseguenze dilaganti e dilanianti in personalità così ancora modellabili e influenzabili come sono gli adolescenti. Quattro puntate, un’unica inquadratura: tanto basta per riassumere il lato oscuro dell’adolescenza, quel periodo della vita che – come diceva John Irving – “comincia forse quando per la prima scopriamo di aver qualcosa di terribile da nascondere a quelli che ci amano”.

Dieci capodanni (RaiPlay)
Oscar e Ana si conoscono per caso una notte di capodanno. Lui medico internista precario in pronto soccorso, lei barista in un locale cool di Madrid con un visto di lavoro per il Canada quasi in scadenza. Li rivedremo, sempre nel giorno di capodanno, in dieci episodi che coprono un arco di dieci anni nel corso della loro vita e della loro storia insieme. Probabilmente l’unico modo di raccontare l’amore oggi in forma seriale, al di là di prodotti di facile consumo guidati dall’algoritmo. Dieci capodanni fa affidamento su una serie di personaggi credibili e con cui potersi facilmente immedesimare per parlare delle difficoltà delle relazioni oggi: fatte di scelte continue, di sfide, ma anche di soppressione del proprio ego in favore dell’armonia condivisa. Un vero gioiello.

The Pitt (Sky Atlantic)
Il ritorno e la definitiva consacrazione del team che ci aveva incollato agli schermi per tutto il corso degli anni ’90 con E.R. – Medici in prima linea. Lo fa con una storia tesa e in grado di incatenare lo spettatore a suon di scene madri e interpretazioni di rilievo. Su tutti, spicca ovviamente il suo protagonista, un Noah Wyle che sembra riappacificarsi con la figura del medico in tv, dopo aver tentato invano di affrancarsene in passato. Tra le serie più premiate dell’anno, e non a caso.
