Nayt
Nayt, still dal video “Prima Che”

Nayt. “Prima Che” ci chiede chi siamo

L’artisticità di Nayt è sempre passata per fugace esistenzialismo, per la frammentazione dell’io e per un rosario di domande senza risposta. Una poetica intimista che ha scelto di combattere prima le guerre interiori e solo dopo quelle esterne. All’Ariston, dentro il suo minimalismo crepuscolare e melodico, William Mezzanotte non ha nemmeno bisogno di travestirsi o snaturarsi.

No, non vincerà Sanremo. Personalità troppo sobria, ritornello poco viscoso, voce smorzata. Eppure è proprio qui che Prima Che trova una sua coerenza: suona più come uno standard da catalogo che come un momento da classifica, ma non cerca l’effetto speciale, non ammicca al pubblico Rai, non si concede l’artificio. È forse l’unico brano “urban” in gara che rifiuta il meccanismo della smussatura strategica. Se Sayf alleggerisce l’angolo in un pop rap cantautorale, Tredici Pietro sprofonda nella comfort zone del ritornello sanremese e Luché si veste di sintetica malinconia, Nayt resta immobile. O meglio: resta sé stesso.

Prodotto da Zef (e non dal consueto 3D), il debutto sanremese è il più classico dei suoi affondi introspettivi, in linea con Doom, Habitat, Lettera Q. Si interroga sul senso dell’esistenza, sull’illusione amorosa, sulla vanità dei feticci, sull’individuo che esiste solo in relazione all’altro.

“Senza oggetti o costumi, progetti, immaginare i posteri / Costretti al presente, sfuggirci ubriachi o con i postumi /Chi aspetti? Io nessuno a salvarci” o ancora “Prima che tu dia potere agli altri su quello che fai / Prima di mettere i vestiti, dell’amore di esserne investiti / Di crescere aggressivi, chi siamo?” ribadiscono quel flusso di coscienza tormentato che ha saputo raccontare lo spaesamento emotivo di una generazione.

Nel videoclip, tra maxi-schermi, stanze buie e neon freddi, è lo spazio – indefinito, quasi irreale – a divorare il protagonista. Lo assorbe, lo sfuma, come fa la sua voce dimessa, che canalizza la paura del vuoto di un uomo abitato dai dubbi più che dalle certezze.

Prima che, insieme al lead single Un Uomo, farà parte di Io Individuo, il nuovo album in uscita a marzo. Ed è lì, più che sul palco luccicante dell’Ariston, che la poesia irrequieta di Nayt potrà davvero trovare casa.

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