Palomar: la «ricerca dell’invisibile» nel post-rock atipico di “Sguardo da bambino”
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Fabrizio Zampighi
- 14 Maggio 2026
Palomar è il disco d’esordio dell’omonima band fondata da Francesco Panconesi, Marco Pasinetti, Iacopo Sichi e Davide Strangio, ed uscirà il 5 giugno 2026 via Hora Records.
Sguardo da Bambino è un singolo estratto da quel disco, e come tutto l’album lavora sul suono lateralmente e senza mai espettorare chiare appartenenze stilistiche: a prima vista verrebbe da chiamarlo post-rock, non fosse che negli otto minuti di durata del brano non si arriva mai a un crescendo manifesto, a uno zenith, preferendo invece un intreccio musicale scenografico ma sospeso, con qualche reminiscenza jazzistica e un certo gusto per la narrazione.
Il video di Noa Boucquillon e degli stessi Palomar interpreta alla perfezione questa unità di concettualismo e piacevolezza musicale, affidandosi a una sorta di surrealismo dal gusto estetico ricercato.
Siamo partiti un po’ al contrario rispetto a come si realizza comunemente un cortometraggio: abbiamo prima lavorato sulla musica, per poi tradurla in un’immagine visiva. L’idea era quella di un viaggio, di restituire movimento e dinamica a un oggetto solido, portandolo da una condizione inizialmente misteriosa fino al suo compimento, alla sua nascita. Il brano nasce dal tentativo di riportare l’ascoltatore a una curiosità sonora rinnovata, simile a quella di un bambino alla scoperta del mondo. Questa traiettoria ha poi trovato una sua forma definitiva nella poesia che ci ha regalato Carlo Fait.
Palomar
La co-regista Noa Boucquillon parla di «installazione piena di significato»:
L’ascolto della musica ci ha portato alla creazione visiva di un viaggio fisico ed interiore. Un climax emotivo che conduce fino alla costruzione di un’installazione piena di significato. È anche grazie all’energia del gruppo che il racconto si sviluppa in modo così vivace e ironico. L’insieme di sguardi e azioni crea la sintonia e il ritmo del video. La fotografia tende ad avere una patina nostalgica, con una composizione più contemporanea e movimentata, rimanendo coerente con l’identità del gruppo.
Noa Boucquillon
Una «ricerca dell’invisibile» per Carlo Fait, l’autore della poesia che si vede in chiusura di video:
Con la poesia ho voluto ricercare l’immagine centrale del cortometraggio: quella della piramide. A partire da questa figura sono emersi elementi come il cannocchiale, il megafono e il volto, attraversato da una linea invisibile che unisce occhi, bocca e orecchie; una geometria che ritorna anche nella costruzione grafica della poesia e nel suo impianto visivo, per il quale devo ringraziare Flavia, una voce amica, e un suo gentile suggerimento. In tutto questo vedo l’unione di forze che, come una sonda, si muovono alla ricerca di qualcosa di invisibile. Da questo movimento è emersa in modo naturale anche l’immagine dei merli descritta in Palomar da Italo Calvino. Da sempre le piramidi sono state simbolo di qualcosa di segreto e incomprensibile, oggi la piramide è ciò che ci permette di risolvere la sfinge.
Carlo Fait
