Recensioni

Zomby è stato in silenzio per un po’, discograficamente parlando, dopo la pubblicazione del doppio album With Love. È andato in giro come “dj” proponendo svogliate selezioni musicali (altro che white label ultra impossibili da trovare sbandierate su Twitter) che avranno soddisfatto necessità di pronta cassa, foraggiando l’acquisto di capi firmati e pagando costosi affitti tra New York o Londra (non è dato sapere). Nel frattempo, qualche paranoia di troppo causata da tanti (troppi) joint, ma anche economie domestiche curate con intuitiva lucidità: di recente il mascherato ha messo a segno un buon refix della Step 20 di Wiley per Big Dada (giusto per ribadire che lui, rispetto a tanti pischelli neo grime, va direttamente a guadagnarsi il rispetto dei padri), e ora se ne esce con una nuova label per proporre due EP piuttosto differenti l’uno dall’altro. E la mossa, lo sappiamo, serve per prendere le distanze da quest’idea di cui si è anche troppo abusato di album elettronico ad uso e consumo di un pubblico hipster.
Anticipato da Acid Surf, una specie di party tra i M.A.R.R.S. e qualche oscuro signore acid house, il primo dei due EP risponde in pieno alle ragioni del titolo della raccolta: una hard house di culto e senza fronzoli che per l’ennesima volta vede Zomby indagare e ricreare la magia di tracce Where Were You In [mettici l’anno appropriato] composte con vecchie Roland in ristrettezza di mezzi e con l’unico obiettivo di colpire duro le sinapsi dei dancer dei club più bui e dimenticati da dio. Surf I e Surf II esplorano il funk da due angolazioni differenti, mentre Slime è un potente anthem per basso wobble e ruspanti hi hat sotto una tellurica, irresistibile cassa in 4/4.
Differente Let’s Jam II che, al contrario, torna ad esplorare il lato grime più astratto, tra giapponeserie e pixel perduti nello spazio, della sua prima produzione (vedi One Foot Ahead Of The Other e Zomby EP) riconfigurandolo con serpentine di asciutti 808 à la Lex Luger, e dunque con un mood generale che prosegue nel solco di With Love e ben s’abbina alle recenti produzioni di Fatima Al Qadiri, Visionist e Kuedo, pur mantenendo una riconoscibile cifra stilistica. Solido.
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