Recensioni

6.7

Le ispirazioni di Yoshinori Hayashi, produttore giapponese attivo dal 2015, sono “89-93 club music, bleep, Detroit techno, ambient techno house”. Con Pulse of Defiance, secondo numero lungo dopo Ambivalence (2018), pubblicato nell’aprile 2021 su Smalltown Supersound, Hayashi cerca di combinare maniere dance, atmosfere ambient e jazz – cosa che, per sua stessa ammissione a Flaunt Magazine, non aveva voluto fare nei precedenti lavori.

Tentativo riuscito, almeno a grandi linee, con batterie downtempo e breakbeat come filo conduttore, zero massimalismo, rimandi a vecchie scuole, innesti centellinati di strumenti acustici, sintetizzatori e campioni vocali. Alla distanza, in certi passaggi, la voglia di ortodossia old-school di Hayashi sfocia un po’ nell’anonimato, quasi come mancasse una reale messa a fuoco mezzi passi falsi che dovranno essere capitalizzati negli anni a venire, perché comunque lo sguardo d’insieme è fresco e si sente che c’è voglia di fare.

Il tentativo di conciliare due anime, dicevamo: il club (si potrebbe dire “i club”, non solo uno), con Touch, in piena tradizione house primi anni ’90, 125 bpm, molta maniera nell’incrociare pad sognanti e basso sintetico. Oppure Morning Haze, pasta balearic-house, o il drum’n’bass con suggestioni reggae di I Believe In You. Poi i breaks più rilassati, che sono maggioranza nell’album, con battiti al minuto più o meno accentuati a seconda dell’occasione: Twilight, interessante lavoro di cut & paste dadaista per frammenti vocali e giochi di batteria elettronica (uno degli spunti migliori di questo lavoro, per chi scrive), o Callapse e Luminescence, con strumenti acustici in primo piano a disegnare melodie melanconiche. Nota di colore semiseria per Shut Up, traccia numero 10 era tutto pronto per lo stomp, tipo Bangalter e De Homem-Christo che remixano Ian Pooley, ma invece non arriva…

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