Recensioni

5.5

Volete un'idea rapida di cosa rappresentano gli X-Press 2 per la house UK? Fate così: prendete prima The Sound, anno 1996, e assorbitene tutta l'ebbrezza del clubbing nineties; poi a stretto giro passate su Lazy, 2002, prendetevi giusto qualche secondo per metabolizzare il salto e accogliete la sfida, godendovi la splendida giovialità ironica gentilmente offerta da mr. David Byrne; infine scorrete su Kill 100, siamo nel 2006, e coglietene la doppia natura, durezza tech-house eppure dal taglio perfetto per un pubblico pop. Quella che il trio (oggi duo) britannico ha realizzato coi due album Muzikizum e Makeshift Feelgood è stata la classica operazione riuscita ma rischiosa e facilmente soggetta a critiche dei puristi: prendere un mondo come la house, col suo carico di aficionados col coltello tra i denti, e smussarne gli spigoli, ammorbidirne l'estrazione night per offrirlo all'audience più ampio possibile e dunque alle classifiche.

Certo non tutte le hit riescono col buco e qualche caduta di stile c'era già nelle prove precedenti. Ma fino a questo terzo album non eravamo ancora scesi ai livelli di tracce come Time (l'eurodance becera che ti aspetti venir fuori a volumi altissimi dai finestrini abbassati delle auto nei lungomari più affollati) o Opulence (altro che aprire al grande pubblico, qui siam pronti per Ibiza). Non erano ancora finiti a far pezzi da clubbing modaiolo senza troppe pretese come Dark Matar o Lost The Feelin', quella musica che quando capiti nei clubbetti di second'ordine vedi ballare ai ragazzini in camicia sbottonata, col sorriso ebete e quel fastidiosissimo clap di mani. Qualcosa da salvare in The House Of X-Press 2 c'è, certo professionismo Hercules And Love Affair nella old-fashioned This Is War, la pop-house graziosa e impertinente stile Booka Shade del singolo Let Love Decide, i techno flavours di The Blast, ma parliamo perlopiù di musica fatta per le feste estive in spiaggia, menu turistico precompilato per allietare i vacanzieri delle prossime ferie.

Ci sta anche questo, chiaro, ma non da due baroni come loro con un ventennio di carriera alle spalle. Passare dal like di Carl Craig alla riviera non era un salto dei più ambìti, e non è quel che si aspetta chi alla house chiede qualcosa in più. Saran contenti i dj pagati un tanto al chilo, quest'anno materiale di prim'ordine…

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette