Recensioni

6.3

Eccoci di nuovo in questo mondo ovattato che è la musica di William Fitzsimmons. Il cantautore tutto mezza voce e fingerpicking, già famoso perché un paio di suoi brani sono finiti su Grey’s Anatomy, ritorna – a sentire lui – dopo due anni complicati, ma ci restituisce quello che ritiene il suo sforzo più maturo. Difficile vedere la discontinuità tra questo Lions e il disco di due o di quattro anni fa. Eppure è cambiato il produttore, Chris Walla, che era in cima alla lista dei most wanted dello stesso William, senza che questo abbia scosso le fondamenta del suo songwriting. Una scrittura fatta, è bene ripeterlo, di un incontro sugli Appalacchi tra un Nick Drake che ha perso la vena notturna e un Elliott Smith narcotizzato.

Non c’è nulla che non vada nelle 12 tracce: la chitarra è circolarmente pizzicata con grazia e la gratitudine e il rispetto che emana ogni poro dei testi sembra sempre sincera. Eppure… Eppure è difficile distinguere i pezzi l’uno dall’altro, immersi come sono in continuum new age involontario che relega il songwriting di Fitzsimmons in un inconsapevole esperimento di musica per ambienti. Ideale per meditare sulla vita, meno per richiedere un ruolo attivo nell’ascolto.

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