Recensioni

7.4

Fin dai suoi esordi ufficiali (la serie di 12” V usciti dal 2010 per l’etichetta specializzata tedesca Giegling), il nome Vril appare con costanza nei mix ufficiali dei profeti berghainiani (Norman Nodge, per il Fact Mix 203 del 2010; Marcel Fengler per il Berghain 05 del 2011; Marcel Dettmann, per il mix Conducted del 2011 e nel Fabric 77). Le uscite del 2014 (l’EP Vortekz per la cult label olandese Delsin – e l’album Torus per la sublabel Forum) fanno ulteriormente risaltare il producer di Hannover tra la pletora di proposte techno sul mercato.

Bene, aprendo questo PortalVril va sorprendentemente, forse serendipicamente, oltre tutte queste premesse, consegnando un’opera che, pur in linea con la produzione sua o di colleghi come Ø [Phase] e Rødhåd, e pur con evidenti possibilità di fruizione standard nei club più devoti all’ortodossia techno, rivela inaspettate aperture oltre la pista da ballo. Chi si senta attratto dall’avanguardia minimalista colta ma abbia sempre diffidato della cassa in quattro, qui può trovare sufficienti motivi per ricredersi: Terry Riley ha comprato una drum machine. L’album è composto da otto tracce innominate, dense e viscose, che senza indugiare in ricercatezze strutturali portano il rave verso una sorta di trance psicoacustica. Ma il bello è che Portal rimane comunque incontrovertibilmente headbangerabile (almeno fino al noise static del #8), sempre con le antenne sintonizzate back to the future verso gli anni Novanta, rimestando detriti detroitiani (i poliritmi drexciyani del #4, gli echi UR del #6) e riflussi UK e tedeschi (la TV di Vril è accesa su Basic Channel). Un coltellino multiuso, che funziona perfettamente sia come collezione di tool da utilizzare per scardinare i dancefloor più scuri e puri, ma anche come ascolto personale in cuffia o in auto per trascendenti rave mentali. Somministrare rigorosamente a volume ALTO.

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