Recensioni

7.5

Ci avevano lasciati col De’ Metallo qualche anno fa, preparandoci ad un disco gemello che, in tutta sincerità, davamo ormai per perso, così come davamo per persi i quattro romani amanti di decostruzione e improvvisazione. In realtà, qualche vagito qua e là c’è pure stato in questi anni – l’apparizione in coda all’esordio di Spam & Sound Ensemble di quell’Ivan A. Rossi che registra il tutto o l’esperienza Routine che vede due dei quattro Vonneumann – mentre ora, un po’ a sorpresa, ce li ritroviamo con una piccola rivoluzione copernicana. Il De’ Blues è infatti il primo album, coevo alle registrazione del “gemello”, ad essere pensato, elaborato e composto, piuttosto che improvvisato tra sala prove e studio, e che però riesce a non tradire l’anima decostruttiva e ricombinatoria del progetto. Nelle trame dopo-rock delle sette tracce, al solito impreziosite da titoli tra il calembour, il dadaismo e la trovata geniale, scorrono frammenti di molta storia del “rock” meno allineato passato per i nostri stereo negli ultimi decenni. Il post-rock, innanzitutto: quello più cerebrale e matematico – il nome scelto varrà per lo meno un tributo? –, sporcato di jazz, rifratto nelle ritmiche, frastagliato negli intarsi chitarristici che una traccia come l’iniziale Pensiero Di Katiocs mostra poter esistere in natura. Tutto e il contrario di tutto, riferimenti e citazioni sparsi qua e là non a dimostrare pedigree di ascolti, quanto conoscenza come fonte di indagine. Si parla pur sempre di scienziati, non dimentichiamolo.

Poi il blues, asse portante del lavoro sin dall’arcaica scelta del titolo. Blues da intendersi non tanto come genere, quanto come concetto, come musica della tradizione che i Vonneumann hanno l’urgenza di ripensare, modificandola attraverso il prisma del proprio sentire musicale. Mai attento a nient’altro che non sia la propria visione, il quartetto romano riesce a rendere sempre appetibile e nuova una materia masticata in migliaia di dischi. Cosa non da poco, vista l’attenzione sulla “musica di qualità” di cui troppo spesso blateriamo a destra e a manca senza una direzione. La bussola, volendo, c’è.

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