Recensioni

7.5

Chi scrive è un grande appassionato e consumatore di generi musicali, nel senso più largo del termine, prima ancora che dell’opera “d’autore” (distinzione un po’ alla Tarantino, se capite quello che intendo) e per questioni di gusto estetico e predisposizione personale questa passione ne include un numero abbastanza grande. In tutte le loro particolarità, segni distintivi, caratteristiche compositive e sonore codificate, le musiche di genere rappresentano aree geografiche ben distinte, sono frutto di epoche e sviluppi sociali, culturali e tecnologici ben precisi e di questi fungono da archivio storico e documentaristico. Tra tutti i generi musicali ce n’è uno che in particolare ritorna puntualmente tra gli ascolti personali – quelli scelti consciamente o meno, ed in particolare in questi ultimi mesi – ed è quello cosiddetto “ambient”.

Nonostante i suoi attributi di facile riconoscibilità – il carattere quasi esclusivamente strumentale, non intrusivo, i tempi relativamente lenti fino ad arrivare alla totale all’assenza di parti ritmico/percussive, le atmosfere rarefatte, sospese, l’uso ridotto di cambi armonici e giri melodici, l’occasionale ripetitività e la quasi totale distanza dalla classica “forma canzone”, le sonorità prevalentemente elettroniche e l’uso creativo di effetti e tecniche di studio di registrazione – il suo fascino risiede anche nella liquidità dei suoi confini. Dal pionieristico repertorio di “musica da arredamento” del compositore francese Erik Satie e l’avanguardia di John Cage passando per altri esploratori del calibro di Steve Reich ed il suo minimalismo, e arrivando alle teorie del non-musicista Brian Eno, moltissimi artisti si sono cimentati in questa che potremmo definire una vera e propria disciplina, sconfinando nei territori della house e della techno, nella cultura new age o in derive dark e variamente sperimentali, arrivando infine alla drone music più statica (ed estatica).

Il genere ambient, per sua stessa definizione, ha una finalità ben precisa, e cioè quella di accompagnare discretamente l’ascoltatore, di non pretendere la sua totale attenzione e contemporaneamente di essere presente, consentendogli di concentrarsi sui suoi più minimi dettagli sonori, come in un gioco di complicati ed infiniti frattali, ma al contempo lasciandolo libero di divagare con la mente senza il rischio di perdita di un qualsiasi “filo del discorso”. In questo è il genere più indicato per il rilassamento, per il riposo del corpo e della mente, come per il semplice sognare ad occhi aperti. In tutto e per tutto una musica per così dire funzionale, prodotta con un fine ben preciso, ma che contemporaneamente apre lo spazio alle più svariate forme di sperimentazione.

Sembra perciò del tutto consequenziale che, a partire dai primi anni 90, un’intera generazione di produttori attivi tra le coordinate della musica elettronica più orientata verso i dancefloor della scena legata alla cultura dei rave ne abbia riconosciuto la funzionalità, il potenziale, con il fine di farne colonna sonora per la fase dell’alba del giorno dopo, tra chill out area e salotto di casa, baretto da spiaggia o parcheggio d’autogrill. Prendendo ispirazione dal dub, dal krautrock e dalla musica cosmica dei 70s, dal synth-pop degli 80s, delle musiche da film e quant’altro, questa miriade di musicisti ha lasciato in eredità un repertorio che è sempre interessante andare a riscoprire, come fa l’etichetta olandese Music from Memory nel caso di questa complilation intitolata Virtual Dreams – Ambient Explorations in the House & Techno Age, 1993-1997.

In attività dal 2013 e prevalentemente specializzata in compilazioni e in ristampe di chicche andate perse nel corso degli anni e, nonostante una visione eclettica ed aperta al mondo, con una forte propensione verso le musiche più esoteriche ed atmosferiche, la Music from Memory ha accolto nel proprio roster e pubblicato gli album originali anche di musicisti tutt’ora in attività come il nostro Gigi Masin, da solo o con il suo progetto Gaussian Curve (in collaborazione con Jonny Nash e Marco Sterk in arte Young Marco), il chitarrista spagnolo Joan Bibiloni, o lo statunitense Garrett, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Dam-Funk.

Per celebrare la propria cinquantesima uscita discografica, la label ha raccolto in un unica compilation – disponibile in formato vinilico su tre LP e in doppio CD, oltre alla versione digitale – undici brani risalenti alla metà degli anni 90 che servono a rappresentare altrettanti produttori attivi in area elettronica durante quel decennio, ed in alcuni casi ancora adesso, ed in particolare presentando il lato più atmosferico della loro musica, al di là delle loro più consuete realizzazioni di stampo dance. Andando a pescare tra inediti e rarità, tra i nomi in tracklist troviamo i leggendari LFO con Helen, originariamente contenuta nel quarto volume della serie di compilations Trance Europe Express, Mark Pritchard con i suoi progetti Link/Global Communication e Pulusha, Jonah Sharp aka Spacetime Continuum – noto per le sue produzioni uscite prevalentemente su Astralwerks e Reflective lungo tutti gli anni 90. E poi ancora Richard H. Kirk – ritornato proprio di recente con al suo progetto Cabaret Voltaire – con il brano Oneski, anche questo ritrovato all’interno della sopracitata e seminale serie Trance Europe Express, oltre a David Moufang, in arte Move D, The Primitive Painter – duo da Francoforte composto da un giovane Roman Flügel in coppia con Jörn Elling Wuttke, ed ancora dalla Germania gli Hardfloor, Oliver Lieb aka The Ambush, i Sun Electric (del prestigioso giro R & S Records/Apollo), oltre ai britannici LA Synthesis, A Positive Life, i balearici Dubtribe Sound System ed altri ancora.

Per gli appassionati del genere che ancora non sono entrati in possesso di gran parte di questi brani nelle loro releases orginali, questa compilation è assolutamente irrinunciabile. Dato il particolare sapore d’epoca e le sfumate linee di demarcazione con le più tradizionali house, techno e drum&bass, il suo appeal potrebbe comunque conquistare anche una fetta piu larga di fans di musica elettronica. Per tutti il consiglio principale per l’ascolto è solo uno: Turn on, tune in, chill out.

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