Recensioni

Amara, disincantata, estrema. La felicità di Vincenzo Fasano ha tante, mille venature coniugate attraverso tempi diversi in questo Fantastico, secondo lavoro del cantautore mantovano. Dieci canzoni d’autore che potrebbero essere frettolosamente accostate al cantautorato livido e senza virgole de Le Luci della Centrale Elettrica, ma che mostrano anche una varietà di soluzioni e una maturità nella costruzione dei testi decisamente più complesse e ben distinguibili dal progetto di Brondi. “Ho la felicità e non ho paura ad usarla”, per dirla con le sue stesse parole, che – di nuovo – un po’ fanno il paio con quelle di Leo Ferré scelte per il titolo del secondo album delle Luci della centrale elettrica.
Chiaro, è una felicità multiforme che si alimenta di fallimenti e rincorse, delusioni e speranze. L’impeto in apertura de Il presidente dell’universo e la solennità di Armami, che strizza l’occhio a tanta canzone italiana anni ’60, aprono la strada a questo lungo mood fatto di contrasti e sentimenti avversi. A pugni chiusi, un tango urlato e dalle sfumature pop-punk, rimarca quella sensibilità nell’arricchire un folk caldo, sanguigno e incalzante con originalità, ricercatezza e irruenza prossima al Capossela de Il ballo di San Vito. La title track, arricchita da movimenti d’archi e da una ritmica solenne, è tanto melodicamente pop quanto urgente, definitiva: “Amore non saremo più come legati a dei binari /come sul cornicione di un palazzo in fiamme /su un aereo che precipita /lasceremo nel cielo le scintille”.
Un lavoro che si tinge di elettronica e rarefatti momenti noise in Devono morire tutti, per poi tornare su frequenze melodicamente più lineari in Con gli occhi chiusi. Barcellona, la disperata ricerca di una via d’uscita per sola voce e chitarra, ci accompagna al finale affidato a Titoli di coda e al piano di Verso l’infinito e oltre che rivela una quanto mai insperata, malconcia ma convinta felicità a chiusura di un lavoro che si muove nel mare dell’indie pop nostrano con sapienza e arguzia.
Amazon
