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Ssss è un album senza pretese in ogni sua parte. Il nome del progetto, VCMG, è semplicemente l'unione delle iniziali dei due musicisti. L'idea è nata da un remix realizzato da Vince Clarke per Plastikman nel 2010 e dal suo conseguente interesse per la minimal techno vissuto attraverso Beatport. Gore è stato chiamato una sera, quasi per caso, da Vincent e i due non si sono più sentiti fino alla fine del progetto scambiandosi tutti i files via internet. Pure il titolo dell'album è dovuto a hiss, nome di molti di quei file.
Questa modestia concede all'intero progetto un'aria di autenticità nonostante i personaggi che vi sono coinvolti: i due musicisti britannici, con alle spalle un passato tra il synth pop e l'euro-dance, incontratisi nei Depeche Mode prima che Clarke decidesse di prendere un'altra strada e formare band quali gli Yazoo, The Assembly e Erasure, sono gli autori di un disco techno di stampo teutonico. Un prodotto alieno, contubante, capace di tradire ogni aspettativa e mettere in crisi anche gli ascoltatori più scafati.
Più sorprendente ancora è la capacità di Ssss di smarcarsi con facilità da tutte le caratteristiche che segnano i trend attuali di una minimal in cerca di vendetta sulla tech-house, riscoprendo le sue origini con Surgeon e Porter Ricks. Se oggi sono imprescidibili le claustrofobiche e cupe atmosfere della Sandwell District, perfettamente espresse dai remix del primo single, Spock, di DVS1 e Regis, Ssss risulta straordinariamente caldo e spazioso, quasi massimalista nell'esecuzione. In Zaat, electro robotica, techno pop kraftwerchiana e un saltellante basso sono premesse a sirene che si sentiranno in lontananza. Bendy Bass è un susseguirsi di suoni subacquei inseguiti da linee melodiche e ritmiche che si intrecciano, si dissolvono spariscono per poi tornare. Single Blip è cosparsa di inidizi che portano ad una chiusura con stabs epici e l'ultimo breakdown dai volumi altissimi. L'ascoltatore attento, lungo tutto il disco, viene ricompensato della considerevole cura dedicata alla costruzione di ogni traccia, dal glitch inatteso al blip che arriva alle spalle, i richiami all'EBM fino allo sci fi d'annata (Lowly).
Difetti? Uno grosso: vorrebbe sembrare un dj set di Sven Väth del 1996 ma spesso riesce solo a ricordare nomi, per palati meno rigorosi, quali Westbam e Members of Mayday. L'ironia però non manca e Ssss qualcosa da dire e da insegnare alla dance di oggi lo ha: al contrario dei lavori melò e retrò dei ragazzi di oggi, mette in scena una bestia antica, dalla memoria profonda, che ha vissuto e si ricorda tempi in cui si ballava diversamente ed in altri luoghi, in cui le tracce avevano un modo diverso d'approcciare e incalzare l'ascoltatore. Una bestia che nasce in cattività e morirà in solitudine senza produrre alcuna prole.
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