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Poco meno di due anni fa salutavamo il capitolo primo della trilogia The Road degli UNKLE come una porta spalancata sul futuro. Avevamo di fronte una prova interessante, seppur non eccezionale, adatta a fare da apripista per il futuro, e James Lavelle sembrava tornato (dopo anni) portatore di un entusiasmo tanto immediato quanto profondo. Ma sostenere il peso di una prova della quale è già noto il percorso può rivelarsi una sfida molto difficile.

In The road: Part II/Lost Highway, Lavelle si circonda ancora una volta di collaborazioni di lusso (Mick Jones, Tom Smith, Elliott Power, John Theodore, Innes e Lamy dei Primal Scream, Miink), che stavolta però faticano a sorreggere un impianto eccessivamente macchinoso e un approccio estremamente datato. Ventidue tracce che Lavelle definisce «mixtape per un lungo viaggio» dove la meta è la scoperta, ma in cui si torna ancora sui soliti terreni trip-hop nutriti da quel fascino vintage-dark à la Lanegan (c’è anche stavolta), che zigzagano in modo insano tra liturgie slo-core, solipsistici passaggi orchestrali e impalpabili inserti dance-electro.

Surreale, distopico e straniante, The road: Part II/Lost Highway è un viaggio retrofuturista dove si vede tanto, anzi troppo, e si perde facilmente il contatto con la realtà.

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