Recensioni

U.S. Girls aka Meghan Remy era rimasta a galla col sound rétro-futuristico del precedente In A Poem Unlimited, 2018, elevando addirittura quel suo sesto album in carriera a rango di capolavoro (in cui giocavano una parte, per nulla marginale, i testi di Mrs Remy). Ora tocca al fresco di stampa Heavy Light, che rinforza, se possibile, ancora di più l’impressione di coralità; non a caso, partecipano al nuovo disco, registrato presso il celebre studio Hotel 2 Tango di Montreal, ben 20 musicisti, tra cui il sassofonista della E Street Band, Jake Clemons.
Lo spettro dei generi toccati come al solito spazia da Tin Pan Alley a Kate Bush, passando per il gospel e scampoli di synth pop; tutti ingredienti che all’apparenza dovrebbero mal accordarsi a questo lavoro che la sua stessa autrice definisce come «un’indagine sulla malinconia», sia dal punto di vista personale che da quello culturale. Invece, funzionano. E Heavy light decolla: Born To Lose (cover di un pezzo preso da Light Show, disco di esordio del White Fence, Jack Name) è una specie di incrocio fra Patti Smith, la sopracitata Bush e un coro gospel; And Yet It Moves, se aggiungete una voce cavernosa alla Tom Waits, potrebbe anche essere il pezzo meno ruvido del fu Bone Machine; Denise, Don’t Wait è una lullaby cantata con uno spleen esistenziale che ricorda i migliori Tindersticks; Red Ford Radio è un invece un soliloquio espressionista accompagnato da percussioni secche in odore di industrial.
Il pezzo più facile della raccolta, quello che la apre, 4 American Dollars, è anche il più “leggero” del lotto, con quel suo mischiare archi e ritmo disco, coretti e un piglio che fa tanto early Eighties. Ma non lasciatevi trarre in inganno: Heavy Lights è tutt’altro che frou frou. Anzi, è la prova provata che Mrs Remy ha ormai trovato la sua strada, ovverosia il suo sound, nell’affollato e non sempre molto ispirato mondo dei “cantautori” del nuovo millennio, qualsiasi cosa voglia dire questa parola oggi.
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