Recensioni

Con la tragedia di Astroworld 2021 consumatasi quell’anno a Houston, in Texas, non era chiaro se Travis Scott ce l’avrebbe fatta a risalire la china delle polemiche e tornare in sella, soprattutto lato live. Certo che il disco che dava il nome al festival gli aveva permesso di assurgere a superstar planetaria e diventare un brand ancora più potente e pervasivo di quanto non lo fosse già. Il disco, godibilissimo, talmente pieno di ospiti da farlo passare più per direttore artistico che autore, non era indimenticabile, ma la potente macchina promozionale aveva colmato ogni lacuna trasformandolo di fatto nel King della scena.
Qualche anno (una pandemia) dopo arriva Utopia, Scott ha cancellato i fatti del 2021 ed è tornato ad esibirsi passando anche dalle nostre parti. In concomitanza, annunci fantasmagorici: un live alla Piramide di Giza dato per certo e poi annullato. Poi un altro evento, ancora – e sorprendentemente – dalle nostre parti, suggerito peraltro dal nome scelto per una traccia del disco con The Weeknd e Swae Lee e per il documentario abbinato al suo lancio, CIRCUS MAXIMUS. Il concerto è apparso dal nulla e nonostante qualche perplessità (le prevendite a singhiozzo su Ticketone) alla fine si farà.
Siamo dalle parti della megalomania made in Kanye West e del blockbuster in formato Hip Hop album, e di fatti il disco viene immediatamente paragonato a Yeezus, il disco del rapper che ha segnato gli anni ’10, e contribuito a lanciare una schiera di giovani producer, e a cui lo stesso Scott ha collaborato quando era ancora sotto la sua ala. Di sicuro due brani di Utopia – Telekinesis e God’s Country – vengono dalle session di Donda, e parliamo di un lavoro che per qualità e importanza non è certo paragonabile.
E così si può dire di una scintillante operazione che (al netto del crossover) ricorda quella compiuta da Lil Uzi Vert per Pink Tape: uno sfoggio di mezzi e possibilità, senza una reale urgenza artistica, né una progettualità definita. In cui ancora una volta la curatela e il festival dei feat. – Beyoncé, Bon Iver, Bad Bunny, The Weeknd, Drake, Playboi Carti, James Blake ecc. – supera l’effettivo risultato. E la qualità delle barre e del flow di quello che dovrebbe essere il protagonista principale – e non è una novità – sta all’ultimo posto.
Se Astroworld era una haribo trap con i colori di David LaChapelle, Utopia è un cartilaginoso plastico in controluce. Un ologramma che si crede umano, nato per farsi ammirare. Paradossalmente è uno spettacolo vuoto, senza vere hit ma perfetto per gli algoritmi delle piattaforme di streaming che, lo sappiamo già, adoreranno K-POP con i pesi massimi Bad Boy e The Weeknd (e che di k pop non ha assolutamente nulla).
Un album destinato ad un analogo digitale di Madame Tussauds.
Amazon
