Recensioni

6.8

La scrittura come àncora di salvataggio e il “suono” come flusso da seguire sembrano le sponde su cui poggia la storia di Tobias Jesso Jr. degli ultimi dieci anni. Arco temporale che lo ha visto indossare – soprattutto a ridosso dell’esordio Goon – un bersaglio enorme sulla schiena con la scritta next big thing, ma di fatto poi ritratto in una coltre fumosa a mo’ di schermo per orecchie e sguardi curiosi.

Sulla falsariga del collega Keaton Henson, anche l’artista canadese ha preferito sottrarsi alla dimensione performativa live, azzerando – già allora – tutte le aspettative vivide e vibranti che accompagnarono il buon esordio. Tema interessante soprattutto alla luce di un trend completamente opposto nel music business, ma presto chiarito dallo stesso artista, che non ha mai celato il suo sentirsi profondamente inadeguato sul palco, oltre a non amare particolarmente la voce con cui accompagna i propri brani. Motivo che lo spinge dall’altra parte della barricata, in un luogo dove le sue parole scoprono nuove sfumature: Tobias ha scritto per artisti del calibro di Adele, Niall Horan, Harry Styles e Dua Lipa. Nel 2023 è stato nominato cantautore dell’anno ai Grammy Awards ed è nuovamente in lizza per via del suo recente lavoro con Justin Bieber.

Allora perché tornare con un nuovo album? Perché dieci anni dopo? Forse per restare a galla, per trovare vie di fuga al caos interiore. Shine arriva a noi quasi sottotraccia, come spaventato dalla possibilità di disturbare qualcuno o qualcosa. L’impronta digitale che campeggia in copertina non rivendica un’unicità sempre rifuggita, ma somiglia più a una mappa da tenere a mente per il cantautore che, rispetto a Goon, decide di spogliare totalmente le sue ballad per arrivare alla più pura essenza.

Le storture di una Los Angeles costantemente in chiaroscuro lasciano il posto a brani che seguono le tracce di dieci anni spesi tra fatiche (legate alla malattia della madre), la gioia di una nuova vita, ma anche la fine di un amore proprio mentre si profila l’inizio di un nuovo capitolo in Australia per seguire la sua famiglia. Segreti che Tobias sussurra a uno Steinway d’epoca restaurato dopo averlo acquistato su Craigslist per 800 dollari e determinante nella stesura di Shine, registrato in presa diretta.

Spazio anche a qualche amico (il fill di batteria di I Love You è opera di Kane Ritchotte), ma su tutto domina la natura piano-oriented dell’autore, ancora invischiato in tessiture seventies ma aggiornate a una dimensione pop più contemporanea (Black Magic), che paga dazio alle tante collaborazioni di cui sopra. Inutile, da questo punto di vista, dilungarsi in paragoni con l’album d’esordio, vista la natura introspettiva di Shine, che non incasserà il favore della critica e probabilmente farà storcere il naso per la semplicità con cui tutto si sviluppa e prende forma.

Eppure il ritorno di Tobias Jesso Jr. è il più sincero possibile: il suo mostrarsi nudo e finalmente libero di poter sbagliare qualche accordo senza inutili patemi è una piccola benedizione che – a tratti – emoziona. Pare non lo vedremo in giro a supporto del nuovo disco: l’impronta non mente mai.

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