Recensioni

6.5

Torna a scorrere tra gli anfratti della penisola italiana il folk manierista e tipicamente roots d’oltreoceano. A distanza di ben tre anni dall’ottimo album d’esordio War Tales, il musicista mantovano Luca Righi riporta a nuova luce il progetto solista Threelakes, che l’aveva già visto protagonista, poco più di un anno fa, in un insolito duo con un altro promettente folk-man nostrano, Phill Reynolds (Split, diNotte Records). Come a voler rappresentare la chiusura di un ciclo, il folk singer lombardo ha deciso d’imprimere su disco ciò che ha significato portare in giro per l’Italia un lavoro ambizioso come War Tales. Il disco uscirà il 4 marzo 2016, si intitola Folk the Casbah: A Live Record – registrato al Casbah Club di Pegognaga – e racchiude ben 10 tracce selezionate tra l’album d’esordio e produzioni successive. La componente live riesce a conferire sfumature ancora più indefinite al delicato folk di Threelakes, sempre più vicino alla lezione del cantautore statunitense Micah P. Hinson. Anzi, ora più che mai seguace di quella dottrina tipicamente folk dell’imbracciare chitarra e l’armonica svestendosi di tutte le altre componenti sonore che, nel nostro caso, grazie ai Flatland Eagles andavano ad arricchire la consistenza strumentale di War Tales.

C’è un nitido ritorno all’essenzialità. Allontanato il fragore dei compagni di viaggio, Righi restituisce un’aura sacrale a quelle composizioni: il ritmo diventa meno serrato, gli arpeggi sono trascinati e la voce è appena un afflato immaginifico. Tornano in auge brani come la suggestiva D-Day o la struggente The Day My Father Cried, dove la chitarra appena percettibile lascia spazio ad un’armonica incredibilmente protagonista. Dallo split con Phill Reynolds viene rimaneggiata la dolente ballata Burrow, a metà strada tra lo Springsteen di Nebraska e lo Will Oldham di Joya – giusto per dare una chiave di lettura. Ritornano nel finale altri due brani tratti dall’album d’esordio: la trama emotiva tessuta da The Lonesome Death of Mr.Hank Williams, in cui spicca la componente trasognata di cui Bon Iver si è fatto antesignano, mentre a chiudere il cerchio pensa una stravolta Rose che rappresenta la cifra sonoro-estetica ricercata e raggiunta da Righi in questo suo personalissimo remake.

Folk the Casbah, pur essendo incentrato su un repertorio già edito, riesce a rendere ancora più acuta la tensione che lega indissolubilmente Threelakes alla tradizione tipicamente americana. Luca Righi aveva già raccolto numerosi consensi di critica al suo esordio. Ad oggi si conferma tra i progetti “di genere” più interessanti dello stivale. È atteso al varco con il prossimo disco.

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