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Ci sono voluti quasi dieci anni per far tornare all’opera il compositore canadese Matthew Patton con il suo emblematico progetto Those Who Walk Away, sempre di casa Constellation. Se nel 2017 il triste presupposto per The Infected Mass – ripreso questo febbraio nell’EP di rimanipolazioni Dark, Darker, Darkest: The Infected Mass Reworks a cura di Alessandro Cortini, Paul Corley e Ian William Craig, qui riproposto come bonus – era la scomparsa del fratello in seguito a un incidente aereo, con l’ancor più esplicito secondo album Afterlife Requiem l’omaggio è volto sia alla madre, andatasene con una morta assistita, sia all’amico e collaboratore Jóhann Jóhannsson, scomparso nel 2018.
Le nove tracce strumentali fluiscono l’una nell’altra, movimenti di un’unica elegia fatta di inni e soundscape, per una modern classical estremamente fantasmatica, un minimalismo sacrale che accorderebbe Tim Hecker, Kali Malone e John Bence. Il tutto è in sospensione tra elettroacustica, drone, due quintetti d’archi registrati-elaborati-smaterializzati (Ghost Orchestra di Reykjavík, Possible Orchestra di Winnipeg), field recordings (lava vulcanica, flusso sanguigno umano, sibilo delle turbine, iniezioni suicide, ecc.) e file non compiuti, prossimi al silenzio e dunque già di per sé spettrali, estratti dagli archivi digitali dello stesso Jóhannsson.
Il confine non è solo quello tra la vita e il trapasso ma anche quello tra memoria e oblio, creazione e distruzione, elaborazione del lutto e inevitabile rimozione degli oggetti ancoranti ai cari defunti. Patton in persona spiega con decadente vis poetica: «Tutto ciò che io abbia mai scritto è un Requiem. Tutto è una fine. La morte è spalmata ovunque in questa musica. Il mio lavoro parla di scomparsa – del presente, del passato, di tutto. Afterlife Requiem diventa sempre più lento nel corso della sua durata, è un enorme ritardando, ma il tempo non sta solo rallentando – sta scomparendo».
Le spalle in fase di sound design e co-produzione rimangono Andy Rudolph (Guy Maddin) e il succitato Corley (Sigur Rós, Ben Frost). The Beginning And The End apre il sipario su un’ambient badalamentiana, Memorial Environment #4 introduce dissonanze crepitanti, Memorial Environment #5 accompagna e perseguita, Memorial Environment #6 è nebbia tra dolcezza e inquietudine. Afterlife Requiem è una riflessione sul tempo che va e viene e sull’eternità, dolorosa e pacificante, magnifica.
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