Recensioni

Come avrebbe suonato Dylan se si fosse elettrificato in pieno bailamme hardcore anziché a ridosso delle aciderie psych? Di tale ucronia azzardano una plausibile interpretazione i The Thermals, rivestendo d’impeto Hüsker Dü ed invasamento John Lydon dieci pezzi chiaramente sbocciati da germogli folk-ballad. L’idea è buona ed il programma di questo The Body, The Blood, The Machine (il loro terzo album) scorre con piacevole intensità, scomodando un bouquet di fragranze ben note (i R.E.M. periodo New Adventures In Hi-Fi in I Might Need To Kill You, l’impetuoso romanticismo dei Blue Aeroplanes in Power Doesn’t Run On Nothing, la struggente incandescenza dei Grant Lee Buffalo in I Hold The Sound…) tenute assieme da una tensione visionaria che molto deve al delirante effort del bardo di Duluth da giovane.
La critica all’integralismo cristiano che sta dominando l’attuale scena politica USA (e non solo, ahinoi…) è il solco-concept nel quale scorrono come piombo fuso tanto gli up-tempo febbrili (A Pillar Of Salt, con un riffettino wave tipo gli Hüsker Düossessionati dagli OMD) che le ballad più lente ma altrettanto battagliere (St. Rosa And The Swallows, quasi dei Sex Pistols sotto sedativo). Melodie, armonie ed arrangiamenti giocano a specchiarsi rischiando spesso la ripetitività (chitarre serrate per riff radenti, vocalizzi sanguigni e indolenziti, drumming incalzante…), ma immagino fosse proprio ciò che il trio di Portland ed il produttore Brendan Canty (dei Fugazi) intendessero perseguire.
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