Recensioni

Elefantiaco, il nuovo scavo dei madrileni: oltre due ore e mezza tratta dagli archivi dell’etichetta colombiana Discos Fuentes tra ’60 e ’70. La solita roba, direte, non senza ragione, considerando il fatto che – la pubblicità è l’anima del commercio – il comunicato stampa la racconta come “seminale”. Vero se è solo del contesto locale che si parla, benché il calderone di generi dispiegato sia garanzia di divertimento e invito a danze sfrenate: salsa, cumbia, boogaloo e tropical-funk pronti a servirvi. Con l’ovvia alternanza tra artigianato di fattura ottima (robuste chitarre rock che fanno capolino, funk ben amalgamato), curiosità novelty (cavalcare di mode tra garage, modernismo easy listening e occasionale demenza) e porcate (certi moog da rabbrividire…) ma in misura minore dell’usuale.
Sta proprio nella solidità la forza di una raccolta con l’ulteriore merito di far riflettere sul concetto di contaminazione culturale: nello specifico drammatica, poiché la tradizione degli schiavi africani fu innestata a forza sul già violento rapporto tra colonizzatori europei e cultura autoctona; in tale panorama, il trauma successivo sarà il passaggio dal sistema della piantagione alle metropoli. Tuttavia, a Medellín e Bogotá non trovavi solo raffinerie di polvere bianca, ma pure un’industria discografica in cui il marchio di “Fruko” Estrada ricopriva un ruolo rilevante, spesso affacciato sui Caraibi – Cuba in particolare – a trarre ispirazione. Lo dimostrano quarantatre tracce con poca zavorra, irresistibili da mandare il cinismo del critico a farsi benedire. Anzi, a bailar!
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