Recensioni

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Nome d’arte sfrondato – non più Tha Supreme ma un più conciso Thasup – torna Davide Mattei, ovvero il nome che forse più di tutti negli ultimi anni è riuscito a mettere d’accordo giovanissimi, boomer e le varie generazioni di mezzo. Melodie contorte e gorgheggianti a base di vocali stiracchiate da tutte le parti, produzioni tanto sincretiche quanto fresche e à la page, il sagomino incappucciato sembra aver indovinato una ricetta capace di piacere potenzialmente a tutti. Perché se da una parte è vero che la proposta contiene elementi furbamente trasversali, dall’altra restano innegabili alcuni pregi che ne sanciscono la bontà al di là dell’astuzia di base all’operazione. 

L’originalità, anzitutto, e un gusto melodico che per quanto involuto e alla lunga forse esasperante, nondimeno funziona per lo più molto bene. Uno stilema facilmente travisabile in maniera, e infatti ecco che gli epigoni non si sono fatti attendere. Basti porgere l’orecchio a un sangiovanni qualsiasi per accorgersi di come si stia ascoltando un meticcio ancor più furbetto ma decisamente meno riuscito tra un Rkomi sotto camomilla e proprio un Mattei banalizzato. Quindi ecco, diciamo che il giochino funziona e gioca le sue (valide) carte con molta consapevolezza. Al secondo disco la portata pop del progetto viene abbracciata senza più grosse remore. Basta scorrere l’elenco dei feat  presenti per farsi un’idea molto chiara del bacino di utenza (algoritmizzata) cui l’album si rivolge: si va da neo-giudici di X-Factor (Rkomi) a prezzemolini sanremesi (Pinguini Tattici Nucleari), furbacchioni con la maschera ormai calata (Salmo) e irrecuperabili auto-caricature (Coez, «voglio affogare le mie mani nei tuoi jeans», quasi 40 anni suonati), autentici miracolati in orbita Fedez (Tananai) e trionfatori dello streaming (Lazza), finendo con Sfera Ebbasta. In tutto questo ciarpame la collaborazione più interessante è senza dubbio quella con Tiziano Ferro, che in un cortocircuito inter-generazionale chiude il ponte con la generazione di quarantenni all’ascolto cantando «No props ai fake bro / Non stoppo ‘sto joint». Sembra un incubo o un principio di demenza senile, viene sicuramente in mente il meme con Burns che vuole fare il giovane, solo che salta fuori che nonostante qualche «oh oh oh» di troppo in realtà il pezzo funziona pure.

Alla fine il cortocircuito vero è tutto qui: questa roba di Thasup ha tutti i numeri giusti per farti prudere le mani, tipo Riccardo Zanotti che canta «Il mondo va in spin / Io totally chill, yeah», ovvero una roba sulla carta irricevibile. Solo che poi il tutto funziona, il disco diverte, le chitarrine liofilizzate spalmate un po’ dappertutto alla fine non rompono mai davvero, il finto rock & roll in cui annaspa ultimamente Rkomi sembra un pochino più credibile e pure Tananai scrive un pezzo che riesce strappare un sorriso. Quindi ecco, in tutto questo svendersi il ragazzo è pure riuscito a conservare in qualche modo quelli che erano i meriti del progetto. Non era facile, dobbiamo dirlo. 

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