Recensioni

In un mare di nostalgie retromaniache è importante tenere a mente che i game changer difficilmente sono progetti creati attorno a fitte maglie revivalistiche, e che il saper rappresentare nel modo più onnicomprensivo (ma distintivo) l’here&now è ancora oggi una delle grandi prerogative della musica pop e della cultura pop tout court.
Probabilmente in questo momento nessuno riesce a sintetizzare l’here&now più disimpegnato meglio dei Terror Jr: il trio americano ha infatti assorbito tutti quegli elementi musicali ed extra musicali che hanno rivoluzionato il pop negli ultimi anni. Abbiamo l’alone di mistero sull’identità della cantante, una dialettica a metà strada tra hip hop e social network addicted, un motto ben preciso ed identitario (“Bop”, che in slang può assumere diversi significati) e soprattutto soluzioni musicali che macinano l’attuale senza nessun timore reverenzial, tra autotune sfacciato e beat che prendono un po’ dalla trap, un po’ dalla bubblegum bass, un po’ dal glitch-pop e un po’ dalle produzioni dance-pop che invadono costantemente le charts di Spotify. Gli artefici principali sono Felix Snow e Campa, i due producer già dietro al primo EP di Kiiara (Low Kii Savage). Avevamo imparato ad apprezzare l’operato di Felix Snow già ai tempi del Zebra EP di Gallant ma in coppia con Campa (già The Cataracs) è riuscito a trovare una quadra che unisce i suoi colpi di genio con l’approccio molto più terra terra del suo compare. Pochi sanno interpretare il contemporaneo con la stessa dose di fantasia e di furbizia. Purtroppo le attenzioni mediatiche del caso stanno però ruotando tutte attorno alla misteriosa figura della vocalist Lisa Terror: secondo molti rumors, dietro alla chioma rosa ritratta di spalle – nell’unica press photo al momento disponibile – si nasconderebbe Kylie Jenner, modella/reality-star/gossip-diva e sorellastra delle Kardashian. Questa teoria si basa principalmente sul fatto che un brano dei Terror Jr sia stato utilizzato in uno spot di un lucidalabbra con la Jenner protagonista, che il “Jr” potrebbe riferirsi alla prima e all’ultima lettera del cognome dell’americana e che l’unico profilo seguito su Twitter da @terrorjrmusic sia proprio quello di Kylie Jenner. Il timbro di Lisa Terror è così artificialmente filtrato che risulta difficile ricondurlo a qualche voce già nota (non dovrebbe però appartenere a Madi, giovanissima cantante già al lavoro con Snow), ma con tutta sincerità speriamo che la teoria Kylie Jenner venga smentita perché – almeno da queste parti – farebbe perdere buona parte dell’interesse verso la musica dei Terror Jr: il personaggio in questione, infatti, incarna dalla testa ai piedi i peggiori stereotipi di un mondo frivolo, gossipparo e – più in generale – di un certo modo di intendere la musica.
L’EP lungo Bop City (copertina d’impatto con tanto di semi-citazione a Stranger Things nel font utilizzato) contiene otto possibili hit tra patine teen-pop su beat minimali (Come First e il suo ritornello stupidamente catchy «Baby, know that I come first, first, first») e voci pitchatissime su ritmiche spezzate (Pray, altra killer track). La già conosciuta Sugar suona, ancor più della Charli XCX di Vroom Vroom, come l’ideale proseguimento in campo mainstream pop della stagione della PC Music mentre altrove – considerato il team – l’impressione è ovviamente quella di essere di fronte ad una versione meno urban di Kiiara (3 Strikes rivaleggia con Gold per l’utilizzo ritmico dei sample vocali). Bop City vince proprio laddove Low Kii Savage mostrava i limiti di compromessi qui invece assenti: questo è vero e proprio pop usa & getta con testi del calibro di «Edamame, be my saké, my kamikaze. Push the Audi pedal into my body» o «Preach for me daddy, pray for the pussy I can be your daddy, hook me like a caddy». Siamo in un momento storico in cui l’eccesso del nonsense bubblegum è diventato cool e di conseguenza se i Kero Kero Bonito sono la proposta pop più fresca di Inghilterra, i Terror Jr lo sono degli Stati Uniti, rendendo per certi versi impietoso il confronto con alcune recenti release pop (Joanne di Lady Gaga su tutte), immediatamente vecchie ed obsolete.
Il futuro è tutto da scrivere (chi è realmente Lisa Terror? Reggeranno su formato lungo? Il mainstream è pronto?) ma esiste comunque il rischio che rimangano solamente uno dei mille progettini che – nonostante l’altissimo potenziale radiofonico – anche nei casi più fortunati (CHVRCHES ad esempio) faticano a raggiungere lo stardom più generalista. Per il momento godiamoci Bop City che, al di là dei gusti (certi eccessi plasticosi non sono sempre facili da digerire), è probabilmente l’EP d’esordio più esplosivo uscito quest’anno in ambito pop.
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