Recensioni

6.6

A quindici anni di distanza dall’ultimo album, Life On The back 9 segna il ritorno sulle scene del boss Terrence Parker aka “Telephone Man”, nome di punta della scena house di Detroit anni ’90, centinaia di produzioni all’attivo (con in più un paio di traversate in top 20, vedi Love’s Got Me High e The Question) e premiato al “Department Of African American Music And Culture” dell’Università dell’Indiana e al Museo “History of Techno International Exhibit” per il suo essenziale contributo all’arte.

In uscita sulla Planet E dell’illustre concittadino Carl Craig, il disco, come suggerito dal titolo, ha a che fare con una metafora sul golf pronunciata dal padre di Parker, che esortava il figlio a non mollare durante i momenti più bui: “Se pensi alla tua vita come il gioco del golf, forse il front 9 non è andato come speravi, ma non arrenderti, perchè hai ancora il back 9!”. Dodici tracce house alla vecchia maniera, tutta bassi e tastiere (Spiritual Walfare, Saved Forever) con spolverate soulful e voci cool da diva (Finally Baby Me Mine), senza ovviamente lasciare sguarnito il lato deep (Pentecost), quest’ultimo uno degli episodi più convincenti di un album che nulla sposta e nulla vuole spostare, ma che possiede la spensieratezza tipica di chi non ha davvero più nulla da dimostrare.

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