Recensioni

Lo Sparklemuffin è una specie australiana di ragno variopinto. Curiose meraviglie del regno animale: la sua peculiarità è la danza di accoppiamento. Il maschio si affanna a danzare per la femmina, e se lei non gradisce… lo cannibalizza. Suki Waterhouse sceglie il titolo del suo nuovo disco non solo perché dà un tocco ridicolo e buffo, ma anche per suggerire che si sente come il raro aracnide, il maschio più che la femmina. Sempre in affanno per apparire al meglio, ma sempre sul punto di essere brutalmente mangiata nel turbine che è la sua carriera. La danza di Suki fa invidia a qualsiasi insetto: modella dall’età di 19 anni, finisce presto su copertine come Vogue, Vanity Fair, Elle, Marie Claire. Poi attrice – tra gli altri, interpreta il ruolo di una tastierista nella serie Daisy Jones and the Six, ispirata alla storia dei Fleetwood Mac. La musica arriva dopo, nel 2022 col debutto I Can’t Let Go.
Questa seconda prova suona come uno specchio di tutte le ispirazioni, esperienze ed emozioni raccolte in due anni consumatisi alla velocità della luce, tra tour intercontinentali e il diventare madre: il lavoro è concluso a casa, non in studio, negli ultimi due mesi di gravidanza. Il disco è tenuto insieme dalla delivery vocale versatile, che sa essere smielata su un ritornello sognante o carica e impavida su accordi ballabili e euforici. Non mancano melodie catchy e storytelling evocativo nei testi.
La palette emotiva è ampia e attinge qua e là, da un’Americana folky all’alternative anni ’90, dall’indie dei primi anni 2000 al pop etereo di una Lana Del Rey. Altrettanto variegata è la gamma di musicisti presi in prestito a LA: Jonathan Rado (Weyes Blood, Father John Misty, Beyonce), Brad Cook (Bon Iver, War on Drugs, Snail Mail), Greg Gonzalez (Cigarettes After Sex), Rick Nowels (James Blake, Lana del Rey).
Pezzi come OMG, Faded, My Fun, Blackout Drunk, delineano un indie-pop orecchiabile e ben congegnato, ma la cui presa forse sfuma dopo tre, quattro, cinque ascolti. Spiccano invece le invenzioni più audaci, come Supersad, il paradosso di una canzone triste upbeat che apre incalzante col ritmo, i drumfill di batteria e la chitarra garage, mentre Suki canta di giornate di self-indulgence passate a letto; oppure To Love, una ballata melensa immersa in un bagno di riverbero.
Questa la danza dello Sparklemuffin, una voce ammaliante che si muove in una ragnatela sonora tra sprazzi di originalità e ornamenti un po’ scialbi. Accoppiamento o cannibalismo?
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