Recensioni

7.2

Creazione, trasformazione, distruzione. Alla base del nuovo lavoro di Samuel Savenberg alias S S S S, Autopoiesis, c’è una riflessione sul concetto filosofico di autopoiesi, coniato nel 1972 da Humberto Maturana. Si tratta di un sistema ricorsivo in cui, continuamente, tutto si crea, si modifica e si distrugge in un loop infinito. Quel che viene espresso concettualmente lo si ritrova anche musicalmente nei cinque suggestivi brani dell’album.

La musica elettronica, spogliata di qualsivoglia orpello o particolare contaminazione, si mostra qui per il sistema autopoietico che è: una ripetizione di ritmiche annichilenti e ansiogene. Erkenntnis (“Realizzazione”), brano d’apertura, racchiude in sé il concetto di continuità del processo, immergendoci in un’atmosfera grigia in cui il sampling è straniante e i synth minimalisti si muovono in maniera ricorsiva come onde marine, mentre il sordo, abrasivo e lontano rintocco della drum machine scandisce un’atmosfera marziale e cinematografica, per poi dare voce ad un climax rumoristico.

La trilogia Identität è una ulteriore riflessione sul concetto di identità umana, se si pensa che l’essere umano viene considerato, in un certo senso, un sistema autopoietico dalle pregevoli capacità e dalle complesse dinamiche. Musicalmente, la parte I è un’ambient sulfurea e nebbiosa, la parte II è una techno ripetitiva, futuristica e spogliata di qualsiasi sua potenza ritmica, sicuramente molto più debitrice verso la scuola statunitense che di quella europea, e la parte conclusiva III è un landscape distopico di matrice ambient e vagamente IDM, in cui il sampling torna ad assumere un ruolo influente, vero motore narrativo del pensiero del musicista.

Spezza la trilogia la spoglia cavalcata rhythmic noise Information, tra le influenze tribali afroamericane e la ripetizione alienante di un beat vuoto, spoglio di qualsivoglia emozione, contraddistinto da un andamento ipnotico. S S S S fotografa lo stato della post-techno che più flirta coi panorami post-industriali, e si inserisce all’interno di un contesto di ricerca della novità e, allo stesso tempo, di recupero di un’estetica primo-industriale più viva che mai in questi ultimi tempi.

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