Recensioni

Continuano in scia ai due precedenti, ottimi lavori Come Play The Trees e Stunning Luxury, i mutanti/ mutevoli Snapped Ankles, nome fantastico per un suono trito e ritrito ma affascinante e calibratissimo. Post-punk in chiave funk bianco con una certa predilezione per krauterie varie ed electro-rock mai cafone, ma quasi sempre a mille, iper-steroideo, cangiante e indomabile come l’estro e i travestimenti degli autori. Certo, sulle prime questo terzo lavoro sempre per la benemerita Leaf (a margine ci sarebbe anche 21 Metres To Hebden Bridge, un live uscito nel novembre dello scorso anno) non sembra avere al suo arco le frecce inacidite, ballabili e storte, possibili hit da dancefloor sotterraneo come erano Hanging With The Moon e Jonny Guitar Calling Gosta Berlin che caratterizzavano l’esordio, o Delivery Van e Tailpipe che segnavano il comeback.
Eppure, in mezzo a una iridescenza prismatica che prende e fagocita i suaccennati generi e molto altro – il pastiche spastico dei Devo, il post-p-funk originario e quello della nuova onda, i Clinic e The Streets, certe esperienze british-mondialiste come i Senser, ecc. – ecco che arriva la canzone paradigma di un modo di intendere la musica: Rhythm Is Our Business è una lunga corsa senza freni sull’autostrada del motorik tra paesaggi distopici e florilegi ritmici, il cui contraltare – sia esso il dubbone post-Matrix di The Prince Is Back, il lungo, stupefacente e lisergicamente poliritmico crescendo di Psithurhythm o i rimasugli noise-circensi della NYC noise di Cop Shoot Cop/Motherhead Bug in Shifting Basslines Of The Cornucopias – ci dice di una musica da sfogliare strato dopo strato e chiave di lettura dopo chiave di lettura.
Una musica che porta con sé diversi piani e numerose influenze, che è complicata e ricercata nella sua apparente semplicità, che fa dell’immediatezza un punto di forza senza che questa sia l’unica, possibile prospettiva; e che, in definitiva, fa di Forest Of Your Problems un gran bel lavoro.
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