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6.9

Primo disco solista per Simone Faraci, giovane compositore sperimentale di casa Slowth (già attivo nel collettivo Minus), che in Echo Ex Machina affonda lo sguardo sulle voci mediate dalla tecnologia, ingegnoso escamotage per metterne in luce come il significato delle enunciazioni cambi costantemente, e spesso radicalmente, sotto le molteplici pressioni quotidiane delle nuove derive comunicative – e qui entra in campo l’ispirazione derivata da Le Metamorfosi di Ovidio.

Un lavoro che intelligentemente utilizza il fattore “medium come messaggio” declinandolo attraverso composizioni puntuali e dettagliate, in cui la sovrapposizione mai banale di frammenti linguistici, inserti elettronici e manipolazioni costruiscono, quindi, ulteriori significati. Certo, l’approccio di Faraci è più armonioso e meditato di quanto succeda nelle varie situazioni quotidiane, eppure si tratta di un’affascinante riflessione capace di fare il punto sul tema con un’ammirevole tridimensionalità. Il tutto racchiuso programmaticamente da un’apertura che detta la linea utilizzando esclusivamente materiali campionati dai reel di Instagram (Scroll Macabre) e da un finale che ne ribalta il senso attraverso la trasmutazione tecnologica totalizzante, un mix di ritmiche meccaniche, sintesi cibernetiche e suggestivi inserti corali (Apparatus [songmachine]).

Nella parte centrale entra in gioco l’apporto della performer vocale Agnese Banti, agganciando con un deciso piglio astratto sia la frammentazione linguistica, delineando l’incomunicabilità come pura sillabazione incentivata da una ritmica ad hoc (Τυέρτι), sia la melodia corporea intarsiata di lievi dissonanze à la György Ligeti (Vox Aeterna). Culmine del progetto, la spartiacque Metamòrpho, che senza fronzoli e sbavature spinge all’estremo, sovrapponendole, le componenti di discorso e metamorfosi – unico brano con un vero e proprio testo, composto da versi tratti dalla sopracitata opera di Ovidio, ma totalmente trasfigurato in pura ritualità sonora.

Un primo passo ben confezionato e realizzato con competenza, che sarebbe bello vedere in futuro ulteriormente sviscerato – del resto, l’argomento è complesso e costantemente in trasformazione – con un pizzico di audacia in più.

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