Recensioni

6.5

Un gruppo che prende il nome da un romanzo di Joyce (Ritratto dell’artista da giovane) non può certo passare inosservato. Nati all’inizio del 2012, dopo aver pubblicato un EP (Exù) e speso diverse decine di serate in un tour che è servito anche da incubatore di idee, i Silence Exile & Cunning danno alle stampe ON, primo album – straniante, tanta è la materia sonora condensata in esso – della band di stanza tra Treviglio e Crema. Un scatola sul mondo, un disco estremamente vario, che cambia registro di continuo, mescolando – talvolta anche con genuina incoscienza – mondi sonori diversi, fugaci, estremi. Dall’art-rock ai Kinks, da illuminazioni psych a pause folk.

Si parte con Split, Split, Split e Dadaistic, due brani che rimescolano sano pop-rock british e ritmi singhiozzati che sembrano partoriti dalla mente di Wayne Coyne. Germ e soprattutto la divertita Missolonghi (già presente nell’EP d’esordio) proseguono sulla stessa falsariga, alternando momenti molto ragionati a ritornelli più scanzonati. Da Ransom in poi i tempi si vanno via via dilatando, a tratti incupendo, lasciando spazio ai chitarroni stoner di S.G.A.N.G.A.R.A., al climax di Solipsistic Feel o al tappeto funk di Wildify. Questa alternanza tra momenti più leggeri e altri più rumorosi viene sintetizzata alla perfezione nella conclusiva, camaleontica Clip 22.

Con gli MGMT nel cuore e i Beatles in cuffia, i Silence Exile & Cunning confezionano un bel lavoro che fa sfoggio di un suono solido, compiuto, deciso anche se forse non originalissimo, e che trova nel recente passato tanti riusciti predecessori (Midnight Talks degli A Toys Orchestra, ad esempio). Nonostante ciò, il sound è compiuto, capace di ripescare dal passato aggiungendo e togliendo suggestioni, riducendo all’osso o sommando suoni.

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