Recensioni

6.2

C'era solo un modo per sapere se il progetto A.T.O.L. insieme a Marcel Dettmann e i Modeselektor avrebbe donato al sound di Shed un rilievo più esplicito e vivace rispetto ai precedenti Shedding The Past e The Traveller, ed era aspettare questo terzo album. La risposta data da The Killer però è negativa: ritornano fiere e implacabili le visioni techno oblique, sempre rigide, autoreferenziali e diffidenti dagli stimoli di superficie, anzi a tratti sono anche più dure rispetto al tracciato Ostgut Ton e due pezzi come Silent Witness e Day After sono colpi affilati e cattivi, la techno mitteleuropea che assorbe tutto come un buco nero senza segni di cedimento.

La novità semmai è vedere certe aperture ambientali su Gas Up o The Praetorian e in generale un approccio diffuso che riprende l'unicità degli anni '90, quel modo romantico di specchiare le armonie visibile in You Got The Look o la flessibilità agli intarsi sintetici di The Filler. Resta sempre però la scrittura personale di Shed, diversa dall'omaggio colto di Scuba e anche dalla vanità consapevole di Lone. The Killer piuttosto sembra calcare i passi dell'Actress di R.I.P., approfondendo un percorso disegnato su sé stesso e alternando pezzi di grande efficacia (come una Ride On studiata ad arte per affascinare) ad emanazioni lineari e nude del proprio immaginario sonoro (I Come By Night a uno come Shed vien fuori quasi involontaria).

Nel repertorio del producer teutonico i pezzi davvero killer ci sono e riascoltando adesso Keep Time o Hello Bleep non si può negare che la carica è adesso attenuata. L'ultima volta Shed inseguiva un disegno preciso e riceveva la spinta della propria ambizione, mentre stavolta si è mosso seguendo l'istinto e senza programmare la resa complessiva dell'album. La differenza è che prima l'obiettivo era convincere, ora è sufficiente ribadire il concetto. Sufficiente, appunto.

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