Recensioni

6.6

Un titolo da scioglilingua per un folk-punk ironico e coinvolgente, che affianca alle atmosfere irlandesi dei Pogues di Shane MacGowan un combat-rock vicino forse per attitudine al Joe Strummer solista, per un debut album che profuma di acciaio e rivoluzione, ma anche di divertita quotidianità.

Un quartiere industriale alle porte di una grande città, centinaia di concerti alle spalle, seppur nel ruolo di cover band (con il nome di Los Desperados) e lo spirito partigiano – mai appassito – di certa provincia: tutto questo ritorna d’impatto nelle melodie dei Sestomarelli, con testi che mescolano con lucida ironia i nonsense che si celano dietro la vita di ogni musicista (Un’ora lurida), le ballate tradizionali da campagna irlandese (Briciole) e un immaginario antico che riporta al primo Branduardi (Il Conte). Non mancano momenti più squisitamente romantici in una Il ritmo del tuo cuore che alterna la dolcezza del sentimento al rock’n’roll più crudo dei Seventies dei Jam, mentre sarcasmo e insoddisfazione si dividono la scena in Gli Stones.

Per quanto siano inevitabili i rimandi a Modena City Ramblers (ma con un’attitudine classic rock più marcata) e Bandabardò (Lo strano caso del Signor Rossi), i Sestomarelli si dimostrano in grado di manipolare un genere non nuovo con buona personalità, forti della capacità di esorcizzare con leggerezza e distacco i propri malesseri, artistici o umani che siano.

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