Recensioni

Con la tradizione italiana i Selton hanno familiarizzato da subito, in particolare con quella della Milano che li ha accolti, come rivelava fin dal titolo l’esordio Banana à Milanesa. Poi i Nostri hanno ampliato il ventaglio, sempre all’insegna di una leggerezza apparente nella musica, che tuttavia nascondeva contenuti più profondi (ed è questo un tratto comune con lo Jannacci omaggiato nel primo disco).
Questo nuovo lavoro è stato affrontato con lo spirito nomade che li contraddistingue: registrazioni a Milano e a Londra, poi le voci in Brasile, e i risultati si sentono già a partire dai 2 minuti e 20 dell’iniziale title track, frenetico mix di bossa, cori afro, chitarre elettriche, percussioni tra elettronica e taranta, stacchi di elettronica space e un finale con una batteria heavy, prima di tornare all’esuberanza iniziale. Un approccio tra Goat e Mano Negra del terzo millennio, che però nel corso del disco si dirama in filoni più isolati: il singolo Buoni propositi mescola Amari, samba, vaghezze Ex-Otago e riflessioni (apparentemente) surreali; Voglia di infinito è capace di passare dalle frenesie più caciarone della loro terra d’origine a momenti di essenzialità sonora spaziosa in stile Caetano; Junto Separado, invece, con Veloso sembra giocarci; Be My Life (niente riferimenti a Bowie) e Don’t Play With Macumba svuotano il suono in direzione hip hop; Qualcuno mi ascolta è afro-reggae; Samba delle 6 scuote il quadro di tran tran quotidiano (anche quello riescono a cantarlo con leggerezza) con un ritornello funk rock che celebra il carnevale come fuga; Settembre/Duty Free Romance è cantautorato folktronico suggestivo di notevole bellezza, nel quale a un certo punto si intrufolano alcuni dei tanti elementi di cui i Nostri amano appropriarsi per citarli di passaggio nei loro arrangiamenti e che sanno di certi circhi sonori del miglior Max Gazzè.
Ma al di là dei singoli brani, colpisce la disinvoltura con cui i Selton mescolano di tutto senza perdere la rotta di uno stile ormai riconoscibile, oltre a un’esuberanza che promette benissimo per i concerti.
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