Recensioni

Rose Elinor Dougall è uno dei nomi su cui sembra aver puntato la stampa specializzata di USA e UK per la stagione autunno/inverno che sta per venire. La giovane non è certo digiuna del music-business, avendo militato nelle Pipettes fino allo scorso anno. Oggi se ne ritorna con il primo disco intero, anticipato da un singolo apprezzato ecumenicamente sulle due sponde dell'Atlantico. Si tratta di Start/Stop/Synchro, che apre Without Why: suoni elettroacustici e un basso pulsante a sostenere una melodia che sembra una versione semplificata di un brano degli ultimi Fiery Furnaces, ma con una vocazione pop d'alta classifica, modello Cardigans, e sorretto da un video black and white che per un attimo, a chi come noi c'era, fa pensare a Tanita Tikaram.
In un mercato discografico in cui sembra che si riesca a vendere un po' di copie se si è partecipato a un talent show, la giovane inglese (classe '86) sembra aver calcato in un suo modo vagamente originale la stessa strada e ora sforna 11 tracce melodiose e – a tratti, come nel caso del singolo – trascinanti, pensate più per l'airplay che per fondate ragioni artistiche. Di sicuro non c'è nulla che non suoni perfettamente a là page, in questo album, citando ora i Brakes (con i quali la Dougall ha anche collaborato), ora il tipico suono Sessanta che oramai sta monopolizzando tutte le serate di qualunque club del mondo. Insomma tubino scuro, bianco e nero fortemente contrastato e il labbrino imbronciato. Probabilmente bucherà MTV, musicalmente non dice niente di nuovo.
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