Recensioni

«Basically just having fun in the studio»: questa è l’interpretazione autentica che, provenendo direttamente dallo stesso Richie Hawtin, sintetizza perfettamente le quasi due ore e dieci di From My Mind To Yours, sorpresa di fine anno del pioniere della seconda ondata della techno detroitiana, (indiscussa) icona della minimal e (discutibile) star protagonista del circo del DJing internazionale (per il veglione di fine anno ci vediamo al Golf Club di Dubai!). Le quindici tracce contenute nell’album erano state poco prima pubblicate in sette vinili 12” white label, usciti dal 30 ottobre al 25 novembre scorso: ora la raccolta, in doppio CD e in digitale, trova senso nelle celebrazioni per i venticinque anni della benemerita Plus 8 (+8), e già nel titolo richiama le due compilation From Our Mind To Yours che l’etichetta di Hawtin e John Acquaviva aveva pubblicato nel periodo ‘91-’92.
Anche il rispolvero di alias hawtiniani legati al rutilante mondo della techno della prima metà degli anni Novanta, come il mitico F.U.S.E., Circuit Breaker, o i più rari Robotman e R.H.X., contribuisce all’operazione nostalgia: vecchia Detroit, ma sgrassata e ripulita. Le tracce sono il frutto di una serie di jam nel nuovo studio berlinese, in una delle periodiche ma non così frequenti fasi in cui l’Hawtin festaiolo DJ ibizenco si prende una pausa per tornare a vestire i panni dell’introverso tecno-geek Plastikman, accende le Roland e si mette a smanettare, alla ricerca del giusto EQ per il drum kick e del riverbero perfetto per gli hi-hat, pronto a cogliere l’attimo con il tasto Rec del Pro Tools. Il suono dominante è quello, impeccabile ma con poca anima, delle recenti diavolerie della casa giapponese (Aira TR-8 e TB-3), a volte accompagnate da altri strumenti vintage (come il synth JD-800 usato per Stretching): il tocco è quello del maestro, che con il minimo sforzo produce un risultato non originale ma non disprezzabile, anzi a tratti, se ci si aggancia per tempo al treno in corsa (con i quasi sedici minuti di Them come culmine) anche esaltante.
È accademia, ma di classe, con dilatati tool rivolti al dancefloor, con variazioni tra l’acid e l’house techno (Simple Simon, con i suoi accenti in levare, ricorda le produzioni Definitive) o con antichi sentori hardcore (Systematic), ma anche con momenti più cerebralmente IDM (Creepr, Xtension); nel lotto è presente, inoltre, un remix di una delle parti del precedente EX (EXpanded). L’album introduce due inediti moniker di Hawtin (Childsplay e 80xx, a firma del quale è uscita in digitale un’ulteriore traccia, inserita nel progetto Red Bull 20 before 16): le uniche vere novità dell’album.
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